Verso la fine della campagna elettorale c’è una frase pronunciata da Marco Galiano alla quale vi voglio riportare, al di là della retorica di rito che si sta leggendo in queste ore, subito dopo le sue clamorose ma non del tutto inaspettate dimissioni.

Non del tutto inaspettate visto il pericoloso piano inclinato che stava percorrendo la sua maggioranza, politicamente debole per spessore, contenuti e postura istituzionale fin dal principio. Galiano ad un certo punto, durante una delle tante uscite pubbliche proferisce testuali parole, si era a fine maggio: “Non sono più la stessa persona che ero a marzo, prima che mi venissero a proporre la candidatura”.

Ecco, forse il punto di rottura sta proprio qui. La politica dei parassiti lo aveva già cambiato.

Poi vi propongo un altro flashback e vi riporto una frase che abbiamo ascoltato solo io ed i miei colleghi della Baldassarre (tutta brava gente che gli vuole davvero bene a cominciare dal sottoscritto, tutte brave persone che lui avrà rimpianto a calde lacrime rispetto a certe frequentazioni degli ultimi mesi).

Durante l’ultima riunione nella quale salutava i docenti e “chiedeva scusa” per quella sua scelta, ad un certo punto dice un’altra frase che mi colpisce:”Ho scoperto di essere (nel senso d’incarnare, nda) più persone allo stesso tempo.

Più identità, più personalità in un solo uomo? Roba da studi e convegni pirandelliani insomma, col “Fu Mattia Pascal” sullo sfondo.

Ecco, al di là delle banalità lette in queste ore, (ritira, non ritira, bravo, furbo, abbasso e ole’), credo che risalire a queste dichiarazioni faccia capire molto, esaminando il personaggio in filigrana.

L’esperienza politica credo abbia, forse anche involontariamente, sulle ali del consenso e della risonanza mediatica che inebria sempre, fatto nascere un Marco Galiano che ha considerato questa avventura come una scommessa con sé stesso, che ha rafforzato la sua autostima, specie nel momento della presentazione, dell’approccio e quando ha capito di potercela fare.

Quando ha visto la massa di gente che accorreva ai suoi incontri, anche se con un rinforzo dai paesi vicini (ho raccolto la testimonianza di una cittadina di San Ferdinando di Puglia che ha confessato:”Sí, ci hanno chiamati per venire a Trani e fare numero alle riunioni nelle quali si presentava Galiano”), -sic..-

Ma insomma, col passare delle settimane il Dottor Marco si stava trasformando in Mr. Galiano. Da Dirigente scolastico apprezzato a politico consapevole di “essersi fatto dei nemici” e di dover trattare, ad esempio, un provvedimento tutto sommato di poco rilievo rispetto alla mole delle problematiche tranesi e di ordinaria amministrazione come un “problema politico”: il dimensionamento scolastico, apparentemente innocuo ma arma a doppio taglio da queste parti.

Quando sono venuto a sapere che gente stessa della sua maggioranza si era detta pronta ad impugnare andando in Regione a battagliare, un provvedimento nato proprio dal seno del Dottor Marco e confacente, per giunta, con la sua area professionale d’origine, la scuola, facendolo andare incontro ad una doppia brutta figura, ho capito che l’aria stava diventando amara ed ho evocato metaforicamente nel pezzo di ieri, seppur con una sfumatura satirica, il numero 48 (morto che parla).

Per la brutta china che questa maggioranza stava prendendo, le dimissioni erano qualcosa di prevedibile, altro che clamorose, conoscendo i tanti retroscena delle riunioni aperte e ristrette di questi ultimi giorni, vera via Crucis per il dottor Marco. Con sullo sfondo, per giunta, le pressioni dei politici per le nomine dei vertici in Amet ed Stp e coi timori per future congiunture economiche sfavorevoli (le casse del Comune sono vuote e stavolta il dottor Marco, non ancora trasformato in Mister Galiano e da gran signore, ha evitato di assumere l’atteggiamento di Bottaro del primo mandato che accusò in svariate occasioni chi l’aveva preceduto di aver lasciato casse vuote se non in deficit).

Ora però dopo le dimissioni bisogna vedere chi prevarrà se il buon dottor Marco, corretto e fin troppo buono, leale e pronto ad abbracciare pure ex vannacciani (che, conoscendolo bene, non so come abbia fatto – ma lì è prevalsa l’ambizione del Mr Galiano).

Prevarrà il dottor Marco che tenta la carta delle dimissioni per riguadagnare credibilità ed autorevolezza e costruire una exit strategy da un ambiente pieno di affaristi e parassiti o per evitare il rischio di possibili guai giudiziari vista la spregiudicata azione di alcuni suoi alleati?

O prevarrà il Mr. Galiano, figlio del vecchio Partito Comunista e del Sindacato Cgil (non certo delle pecore in un mondo di lupi), sottile calcolatore e cinico politico che fa passare gli altri per cattivi e lui stesso per vittima sacrificale e immacolato, che mette alle strette tutti e li costringe a ricompattarsi e che giustifica lo strappo con il termine dell’ “incomunicabilità “, ma avrebbe fatto meglio ad usarne un altro più realistico: incompatibilità. Ma nonostante tutto ritira le dimissioni? Ma si può andare avanti come si è andati in questi primi tre mesi? Molta parte dall’opinione pubblica pensa di no.

Prevarrà il dottor Marco che prende le distanze dal compromesso e torna ad incidere nella società civile da posizioni a lui più confacenti, magari creando dei gruppi a suo sostegno di gente leale e competente per un futuro politico forte, o prevarra’ il Mr Galiano, teso al continuo compromesso anche per compiacere chi lo ha candidato a suo tempo? In fondo sapeva a cosa sarebbe andato incontro facendosi eleggere. Va bene buon Dottor Marco, ma nemmeno verginello del tutto sprovveduto poteva essere.

La rubrica “Il Tranese della Settimana” tornerà la prossima settimana.