Ci risiamo: in trent’anni di giornalismo questo sarà il trentesimo articolo sul turismo tranese. E stavolta debbo riscriverlo perché i nuovi candidati stanno tornando a parlare di questa tematica che dovrebbe e potrebbe portare Trani a vivere di rendita, con lavoro un po’ per tutti, benessere diffuso e poche tasse, anzi pure profitto. (Vabbé mo mi sto allargando).

Ma qua stiamo ancora ai discorsi alati, alle proposte utopiche, alla solita “vita da slide”, un’espressione neologistica che ho inventato seguendo avvilenti corsi di formazione, estenuanti conferenze e altre amenità.

Qua si vola col “deltaplano” tipico delle mirabolanti promesse da campagne elettorali stile primi anni Duemila o Novanta. Siamo distanti anni luce dalle vere e grandi realtà turistiche con le quali potremmo competere, dato il potenziale.

Ci mancava solo, tra le prime sparate, la cittadella dello sport di Renzo Piano o il Porto turistico (dopo la deprimente gestione della Darsena se ne fanno di nuovo cenno gli do un cazzotto – virtuale- in testa).

Vabbe’, concludo il trentesimo articolo della mia vita giornalistica sul turismo tranese. Mi sarei aspettato che i candidati avessero fatto il nome di un esperto già pronto, un manager, un professionista, una mente, un “regista” in grado di proporre un’idea, un progetto concreto.

Mi sarei aspettato piccoli impegni, ma concreti, pure quelli, come la garanzia di restituire uno straccio di Infopoint (la mancanza di questo piccolo ma significativo ente è stata una delle vergogne innominabili cui manco il profeta Marco con cenere cosparsa sul capo per conto terzi, può compensare), restituire uno straccio di Infopoint, dicevo, a chi in passato lo aveva gestito a regola d’arte e, senza motivi validi, era sparito dai radar.

Basterebbe garantire agevolazioni ad imprenditori di un certo livello nell’ambito dell’ospitalità, del settore alberghiero, invece della proliferazione di b&b abusivi e della colata maxima di cemento (che fa rima con cloaca maxima) che ha ricoperto Trani, con abbattimenti di ville storiche (ora nessuno ne parla più, a seconda di come buttano vento e candidature), spazi verdi negati o ridimensionati rispetto ai progetti originari.
Per non parlare del traffico impazzito e dei vigili che latitano proprio nelle “giornate di punta”, nei fine settimana che provvedimenti s’intende prendere per non far soffocare cittadini e turisti e forestieri nei gas di scarico (pure quello è turismo).

I poveracci continuano a beccarsi sui social, politicanti, neofiti entusiasti e gasati si pronunciano sui massimi sistemi e vecchi volponi si riorganizzano, ma della Trani Turistica io non vedo (e non sento) ancora nulla. Se ci scappa una candidatura a Capitale della Cultura fatemi sapere che vi cerco un progettista.