Un’altra delle grandi opere incompiute prima della Provincia di Bari e poi della BAT, tanti soldi pubblici sprecati ed una storia che, non si sa bene perchè, non trova ancora una sua strada nonostante siano passati ormai 50 anni. Parliamo di quello che sarebbe dovuto essere un istituto psicopedagodico nel territorio di Trani ma al confine con Bisceglie nei pressi del ponte Lama. Questo complesso immobiliare torna oggi alla ribalta perchè la Provincia BAT, ormai proprietaria dal 2009, prova nuovamente a imbastire una asta pubblica per l’alienazione. Una determina dirigenziale datata ieri, 31 agosto, ha affidato l’incarico ad uno studio legale di Catania esperto in questa materia per circa 6mila euro, di supporto al RUP per redigere gli atti pubblici di vendita.
Un’asta pubblica in forma telematica tuttavia già tentata alcune volte tra cui quella del 2013 quando la base era di poco superiore ai 2 milioni di euro. In questa circostanza come nelle altre la procedura è andata deserta. Il complesso immobiliare denominato “Istituto psicopedagogico” è formato da sette edifici ed è in completo abbandono ed in preda ai vandali. La superficie totale coperta è di 4422 metri quadrati, su un’area complessiva di 43.532. Fu realizzato dalla Provincia di Bari nel 1977, su un terreno acquistato dal Consorzio provinciale antitubercolare di Bari nel 1966. Avrebbe dovuto ospitare un centro per assistenza a disabili e minori con problemi psichici. Le strutture, nonostante le immagini odierne suggeriscano l’immagine di un luogo di guerra e devastazione, appaiono all’avanguardia nella misura in cui presentano pochissime barriere architettoniche, e cinquant’anni fa questa era una notizia. Tutto questo costò oltre 20 miliardi delle vecchie lire. Il comune di Trani ha dichiarato più volte, almeno nell’ultima decade, di volerne prendere la gestione per candidarlo a qualche finanziamento e per cambiarne la destinazione d’uso. Obiettivo era quello di costruire un luogo di accoglienza turistica. Ma di vaggiti per progetti di questo genere si ritrova traccia sin dall’inizio degli anni 2000.
Il problema è che nulla è praticamente cambiato se non nel 2020 quando la Provincia BAT ripulì l’area pensando ad un’imminente concessione visto che c’era stato anche l’interessamento dell’Invimit la società partecipata dal Ministero dell’Economia. Nulla però è cambiato in questi sei anni e l’abbandono è tornato a farla da padrona. La vicenda della struttura di Trani in realtà, ricorda un altro clamoroso stato di abbandono per cui la Provincia BAT non è riuscita a trovare una soluzione: parliamo del Centro Ricerche Bonomo a Castel del Monte. Altra struttura arrivata all’ente per il tramite della famiglia Bonomo e prima della Provincia di Bari ma che è ormai completamente distrutta. In questo caso in realtà c’era un progetto finanziato per il recupero almeno parziale della struttura con un ostello della gioventù, progetto per ora naufragato dalla lentezza burocratica. Opere che avrebbero in entrambi i casi potuto creare economia e servizi per una provincia che guarda ancora da lontanissimo a reali opportunità di sviluppo nei campi di ricerca, formazione e naturalmente turismo.




































