“Un litigio non vale una vita”. Le magliette ed i tanti messaggi scritti con il volto di Cosimo Quagliarella per l’ultimo saluto ad Andria dei suoi amici. Tanti i partecipanti alle esequie che si sono svolte nella Basilica di Santa Maria dei Miracoli nella città federiciana tra tanti abbracci, grande commozione e molte lacrime davanti a quella bara bianca salutata anche da palloncini bianchi, tanti scooter e striscioni. Una vicenda, quella della morte del 18enne andriese nella notte tra il 12 e 13 agosto dopo esser stato accoltellato tre volte alla schiena a Trani in piazza Papa Giovanni Paolo II nei pressi della pinetina di via Andria, che ha lasciato alle sue spalle tanta disperazione. Non solo per la famiglia ed i tanti amici del 18enne andriese ma anche per l’altra famiglia e per il 17enne reo confesso dell’omicidio attualmente detenuto nel carcere minorile “Fornelli” di Bari dopo la decisione del gip arrivata nel giorno di Ferragosto di confermare il fermo con la detenzione. Avrebbe agito con “estrema spregiudicatezza” si legge nelle carte e nel provvedimento cautelare del giudice, e per questa ragione c’era la possibilità concreta di fuga nel caso in cui non fosse stato sottoposto a fermo. Una “spregiudicatezza” data anche dal contesto in cui è avvenuto l’omicidio e cioè senza badare alla presenza di persone e di chi si trovasse nella piazza affollata.

Dovrà al momento rispondere di omicidio volontario e rissa mentre per il gip non ci sono le aggravanti richieste della procura dei minorenni di Bari e cioè la premeditazione ed i futili motivi. Secondo la minuziosa indagine dei carabinieri ancora in corso, tutto inizia poco prima della mezzanotte quando il 17enne partecipa con gli amici a una grigliata in piazza. A bordo di un’auto, a quel punto, sarebbe arrivato un gruppo di ragazzi di Andria, tra cui c’era la vittima. Qualcuno fra loro avrebbe tirato fuori anche una pistola puntandola con fare minaccioso, contro un amico del 17enne. Pochi attimi e, secondo la ricostruzione investigativa, l’indagato viene colpito prima con un pugno al viso da Quagliarella e poi alla nuca con un tirapugni da un’altra persona. È stato allora che il 17enne avrebbe tirato fuori dalla sella del suo scooter un coltello a scatto, con lama lunga 10 centimetri, con il quale avrebbe colpito per tre volte alla schiena il 18enne per poi fuggire e lanciare in mare l’arma. Sin dalla notte dell’omicidio, dopo essersi presentato in caserma, il 17enne avrebbe ribadito che temeva un raid nei suoi confronti. Una violenta lite nata per l’interesse condiviso per una ragazza che per due anni avrebbe avuto una relazione con la vittima, poi una frequentazione di poco meno di un mese con l’indagato per poi scegliere di tornare a vedere il 18enne. Già l’11 agosto, ci sarebbe stato un violento scontro tra l’indagato e il suo gruppo e alcuni amici della vittima. Per il gip, non c’erano alternative alla misura detentiva in carcere per il 17enne a causa della “inaudita gravità” di quanto compiuto e del “pericolo di reiterazione criminosa”.