U “sive” è un termine che oggi prendo in prestito dal dialetto barese, anche in onore del sindaco non tranese, cassanese barese (vabbé no al provinciale campanilismo, mi è sfuggito, mi scuso con gli snob cosmopoliti della politica). Deriva, dicevo, dal latino sebum che indicava il grasso animale. Oggi ha un significato esteso e più ampio ed i baresi, che ammiro molto per simpatia e pragmatismo lessicale, lo utilizzano per indicare lo sporco ostinato, la sporcizia che nel tempo diventa incrostazioni, grasso resistente, unto sempiterno che da tempo, appunto, invade la nostra Trani.

Ecco, il malcontento dei tranesi, che negli ultimi mesi hanno letteralmente inondato la responsabile dell’ufficio d’igiene, la dottoressa Patrizia Albrizio, che non mi dispiacerebbe vedere un domani in politica,( ecco, l’ho detto), purché non si carichi pure lei gli “scarti” di Bottaro Galiano, il malcontento degli “stranesi” è ai massimi storici.

Stranesi perché si lamentano dei loro carnefici ma poi li abbracciano e li votano ancora, ancora e ancora.

Se accostiamo gli addendi (amministrazione Bottaro + amministrazione Galiano) le somme non cambiano, anche perché ultimamente si è inneggiato a pulizie straordinarie, con tanto di tromba mediatica, che in verità, specie d’estate, dovrebbero essere ordinarie, periodiche, fisse, per un decoro minimo. Le strade sporche e pieno di “sive” sono un punto di continuità e le pulizie, se straordinarie, non basteranno.

Se poi nel frattempo l’assessore Irene Cornacchia riunisce un tavolo tecnico per risolvere e fronteggiare le piaghe della città delle tre esse (sporcizia, scarafaggi, sevo) e “si dimentica”, la consideriamo una piccola gaffe istituzionale, d’invitare proprio la dottoressa Albrizio, con Galiano che firma e sottoscrive l’invito ad altre “autorità”, ma “monco” nel senso che abbiamo detto, il quadro è completo… voglio credere che si tratti d’errore d’inesperienza.

Scarafaggi, sevo, sporco: la dura lotta dei tranesi continua…