Nella Trani del 2026 che si fregia di un’amministrazione nuova ma in sostanziale continuità con la precedente c’è, appunto, in comune tra quella di ieri e quella di oggi un atteggiamento che ci mette a disagio come osservatori e come cittadini: si beccano le pagliuzze e non si vedono le travi.

Trani è quella città in cui si multano cittadini che occupano un quarto di strisce pedonali (pagliuzza, anche se legittima) e si graziano motociclisti che ogni settimana compiono vere e proprie gare su via Malcangi, via Falcone e Lungomare (trave non vista e non rilevata, quindi impunita).

In questo caso, nelle ore serali e notturne non esiste alcun rappresentante delle autorità, delle istituzioni o delle forze dell’ordine (che dall’amministrazione dovrebbero essere allertate, come minimo) che fermi questi corridori che compiono un doppio danno: uno legato alla sicurezza (sfrecciano e non c’è un omino in divisa, in coppia o singolo, come li vediamo intenti a multare a testa bassa nel resto della giornata, che li fermi), uno legato al disturbo di cittadini che riposano e vengono risvegliati dai rombi. Ed il giorno dopo gli stessi inermi cittadini magari dovranno svegliarsi all’alba per andare a lavorare.

Il sindaco Galiano ha ammesso di aver fatto multare un caro amico dicendo di non guardare in faccia a nessuno (pagliuzza, sempre legittima), ma, dico, i centauri li sentirà pure lui come noi. E sono svariati mesi, nelle stesse serate (martedi e spesso il venerdì o giovedì, ormai li conosciamo) che le corse continuano.

Perché non si vuole fermare questo fenomeno che si trascina dai tempi del Bottaro 1? I motociclisti vanno a velocità elevata nel centro abitato (già questo basterebbe per fermare e multare) e se qualcuno fosse investito?
Altro che multa per la fettina di striscia pedonale.
Altro esempio:
a Trani si punta al “gran ballo dei dehors”, mi piace definire così il minuetto di questi anni tra vecchio e nuovo regolamento, (e poi vediamo oggi funghi spuntati a ridosso d’incroci), con ritornello “monta, smonta e rimonta” (tutto giusto nel nome del decoro, altra pagliuzza legittima) ma poi non si vede la trave della baraccopoli – suk+ friggitopoli con stracci da una parte e fumo fritto nell’aria a Colonna.
Tutto concesso e pure qui i conti non tornano.

A Trani si guarda la pagliuzza dei consiglieri che non pagano (giusto, giustissimo perché devono dare l’esempio) Tari e Amet, ma non si guardano le travi (numeri importanti) dell’evasione comune dei cittadini (si parla di pregresso pesante). In particolare in questi anni più d’un rappresentante istituzionale aveva fatto riferimento a mancati introiti da parte di Amet, per non parlare della Darsena. Poi il silenzio, la polvere sotto il tappeto.

Né la stampa compiacente, o sedicenti giornalisti/e ma pronti a dare visibilità anche al sindaco o al consigliere dopo che si sono grattati o depilati le ascelle, si sono guardati bene dal realizzare un’inchiesta per capire dove siano finiti i soldi degli evasori, degli inadempienti. Pagliuzza in primo piano, trave nella “vrachetta” dei pantaloni…