Spulciare i nomi della prima giunta Galiano, specie se si è veri elettori di sinistra potrebbe essere frustrante. Leggi e rileggi ma non esce un “comunista” dal mazzo, un riformista, un progressista vero.
Ci stanno democristiani di vecchio corso, ci stanno neo democristiani, che hanno capito che nella vita è meglio essere dorotei che rivoluzionari o anti sistema, c’è chi campa politicamente alla giornata, c’è chi è fuori ruolo (Tota al welfare perché sotto l’ala della Ciliento che ha già operato in quell’alveo e no nel settore originario di competenza- la Pubblica Istruzione con le scuole che cadono a pezzi e nessuno se ne fotte avrebbe avuto bisogno di una come lei-). Ci sono bottariani (pure Mino Di Lernia, unica espressione di una sinistra effettiva sulla carta, si è “imborghesito” con il vestito buono bottariano e la postura del “bravo soldato”.
Fuori gli unici che con Bottaro avevano lavorato bene pur con qualche sbavatura: Lignola lascia il bilancio in attivo e conti in ordine e senza ombre ma forse paga la slabbrata questione dell’evasione Tari (che c’era anche prima magari ma nessuno l’aveva strombazzata); Cecilia Di Lernia (paga lo “strappo” di Ninni De Feudis e la questione, seppur non primaria, dei cartelloni pubblicitari abusivi di cui non ci si era “accorti”; Mimmo Briguglio sempre presente ma che paga forse una certa sovraesposizione mediatica (tra i neo democristiani vige il basso profilo) ed i contrappesi politici nel suo partito (erano finiti i posti). Tutti e tre sempre molto presenti e vicini ai cittadini, ognuno con stile e modi diversi. Tutti e tre restano fuori.





































