A poco più di due mesi dal blitz dello scorso 2 aprile, i Carabinieri e gli ispettori dell’ASL sono tornati in azione sul porto di Trani. Circa 30 militari del Comando Provinciale BAT e del NAS, insieme ai tecnici specializzati del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione della ASL, hanno setacciato l’intera banchina per verificare il rispetto delle norme igieniche nella vendita del pesce. Le autorità hanno controllato minuziosamente la qualità della merce e prelevato campioni sia del prodotto ittico sia dell’acqua utilizzata a bordo dai pescatori per l’uso domestico e il lavaggio dei prodotti. L’obiettivo era accertare l’eventuale presenza di sostanze contaminanti o nocive per la salute pubblica. Dopo il sequestro delle bancarelle mobili avvenuto ad aprile, i pescivendoli hanno infatti spostato la vendita direttamente sulla poppa delle barche.
Il bilancio complessivo dei controlli è da considerarsi favorevole sul piano igienico-sanitario e della salubrità generale. Su quattro pescherecci sottoposti a ispezione, ben tre sono risultati in regola con tutte le disposizioni vigenti. Presso un solo peschereccio sono invece emerse criticità, che non hanno riguardato la contaminazione delle acque o problemi sanitari, bensì l’origine commerciale del prodotto. Gli ispettori hanno infatti accertato che il pesce esposto non proveniva dall’attività di cattura diretta dell’imbarcazione, ma era stato precedentemente acquistato presso un mercato ittico all’ingrosso. Alla luce di tali riscontri, a carico dell’armatore del peschereccio non in regola si procederà per via penale in ordine al reato di frode in commercio. Contestualmente, i militari hanno provveduto al sequestro giudiziario del prodotto ittico non conforme.
L’operazione dello scorso 2 aprile aveva invece portato all’iscrizione nel registro degli indagati di otto persone, tutte di Trani, di età compresa tra i 27 e i 62 anni, e al sequestro di poco meno di una decina di banchetti abusivi. In quella precedente occasione, era stato documentato l’utilizzo, da parte della maggior parte dei pescherecci, di acqua prelevata direttamente dal porto per l’idratazione e il mantenimento dei prodotti ittici destinati alla vendita. Una pratica pericolosa che aveva portato al sequestro delle strutture mobili abusive collocate sulla banchina.