Ragazzi la campagna elettorale “strapaesana” sta finendo. È stata ricca di colpi di scena, pregna di livori incrociati e ambizione straripante che ha compensato la volontà di “non fare polemiche” o ha integrato il desiderio sfrenato di apparire, dai candidati ai giornalisti, dai transfughi e voltagabbana, dai neofiti alle vecchie volpi a pelo e coda lunghi.

Stanno finendo i sogni suscitati dai grandi progressi e progetti, dal candidato attento al cittadino e ovunque presente:” Professo’, mia moglie se lo ritrova ovunque!”. Addio ai candidati pronti a tutto pur di essere votati, pure a cambiare il pannolone a vostro nonno.

È stata una campagna elettorale in cui tutto è stato concesso e dove i buoni sono diventati cattivi ed i cattivi di una volta sono apparsi buoni, quasi mansueti agnelli. Tutto ed il contrario di tutto, con tanti poveri cittadini ignari delle manovre di Palazzo e anti palazzo già in atto a scannarsi sui social.
Peccato che l’idillio stia finendo.

Stiamo per svegliarci dopo l’immersione nella “Strapaesana”, quella coi colpi finali delle opere belle e finite (tutte mo’ ovviamente, e nessuno osi replicare, era tutto calcolato per chiudere cantieri ed inaugurare, anche per la terza volta), quella coi politici nazionali e regionali che vengono a stringerti la mano,farsi il selfie e dirti che sei bellissima/o, che domani puoi svegliarti e se voterai il candidato giusto potrai evitare di andare al lavoro e farti un massaggio (così sarai ancora più bello), potrai sentirti una persona migliore e non un povero disgraziato, nel caso in cui tu abbia votato il candidato sbagliato.

Ma finisce tra poco e dopo la carota reel- video- intervista motivante ben oleata passata davanti alla tua faccia 100 volte al giorno, c’è il risveglio con bastonata nei denti e negli zebedei: Irpef più per colmare il debito della Sanità maturato in questi anni dalla Regione e Tari in arrivo sotto forma di bomboniera spacchettata. Sarà un risveglio non solo senza massaggio, ma anche con sonore legnate. E devi pure votare, pagare e sorridere. E se ti lamenti sei meritevole di essere apostrofato come “lagna”, una volta li chiamavano “disfattisti”. Non è cambiato molto. (Legnata finale).