Il cuore del porto di Trani è stato teatro questa mattina di una vasta operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale. Su ordine del GIP e richiesta della Procura della Repubblica, sono scattati i sigilli per tutte le bancarelle, poco meno di una decina, e le strutture mobili destinate alla vendita al dettaglio di pesce.

Otto le persone coinvolte, tutti residenti a Trani e di età compresa tra i 27 e i 62 anni. Le indagini, condotte tra dicembre e gennaio scorsi, hanno scoperchiato un sistema di vendita selvaggio. I venditori, infatti, utilizzavano l’acqua dello specchio portuale – notoriamente inquinata – per bagnare e rinfrescare il pescato esposto sui banchi.

Un rischio altissimo per i consumatori, esposti a potenziali contaminazioni chimiche e batteriologiche, in totale spregio delle norme europee sulla tracciabilità e la sicurezza alimentare. Ma non è tutto. L’inchiesta ha documentato come scarti organici, resti di lavorazione e liquidi sporchi venissero gettati direttamente in mare dalle imbarcazioni e dai banchi, trasformando il porto in una discarica abusiva a cielo aperto, con danni ingenti per l’ecosistema marino.

Oltre ai profili sanitari, è emersa l’occupazione abusiva del suolo pubblico. Le strutture di vendita, posizionate stabilmente sulla carreggiata senza alcuna concessione, sottraevano spazio alla collettività. Nonostante alcuni indagati possedessero licenze per la pesca professionale, queste non davano alcun diritto alla vendita in strada, che richiede autorizzazioni sanitarie e amministrative mai ottenute.

L’operazione dei Carabinieri, che ha visto l’impiego di mezzi e uomini del Comando Provinciale unitamente ai Nas, al Nucleo Carabinieri Subacquei e ai funzionari di Arpa Puglia, non punta solo a ripristinare la legalità formale, ma a restituire decoro e sicurezza a un’area simbolo della città.