Mi sono personalmente confrontato con Roberto Gargiuolo, ex Presidente di Stp, oggi più che mai imprenditore che ha saputo imporsi sul mercato in vari ambiti, a cominciare da quello, per Trani fondamentale, dell’ospitalità e della ristorazione.
È l’ennesimo periodo di transizione e noi, come Roberto, siamo preoccupati per il futuro della nostra Città. Troppe chiacchiere preoccupano, troppa fuffa snerva i tranesi perbene, troppi nomi sui futuri candidati, tra neofiti volenterosi ma isolati e vecchi che campano dalla politica, con altri profili vogliosi di rivalsa. Tutti si specchiano rivedendo se stessi e le proprie ambizioni personali, i propri protetti raccomandati, la propria carriera, ma pochi pensano al futuro reale di una Trani senza soldi, con gente che non arriva a fine mese ed ha figli a casa perché non possono sperare di vincere concorsi in quanto figli di nessuno.
Con una politica che non si rende conto che l’economia langue, le attività chiudono e con solo qualche “porcello” che riesce ad ingrassare grazie a quella stessa politica discriminante, cadono a fagiolo le parole di Roberto Gargiuolo: “Oggi sono qui per parlare di realtà. Il problema di Trani non è solo l’asfalto. Il problema è l’economia.
Oggi sappiamo una cosa molto chiara:
solo il 5% dell’economia di Trani viene dai tranesi, il 95% arriva da persone che vengono dai comuni limitrofi.
Questo significa una cosa sola:
se quelle persone smettono di venire a Trani, i ristoranti chiudono,
le attività chiudono, i negozi abbassano le serrande. E allora diciamolo senza ipocrisia: Trani non può vivere solo di fine settimana. Non può vivere di gente che viene il venerdì, mangia, fa due foto al porto e se ne va la domenica sera.
Serve un’economia vera. Serve lavoro stabile. Serve una città che investe su sé stessa.
Prendiamo il porto. Guardiamo Bisceglie.
Lì hanno avuto il coraggio di fare una scelta difficile: hanno dedicato un’area ai pescatori, alle barche del pesce. È stato duro, sì. Ha richiesto sacrifici, sì. Ma oggi funziona. Produce lavoro, economia, identità.
E Trani? Trani no.
Trani ha lasciato il porto a metà, senza una visione chiara, senza una direzione.
E poi ci stupiamo se manca economia.
Io me lo ricordo quando si parlava dell’arrivo di grandi investimenti,
quando si parlava, ad esempio, di Burger King. Critiche su critiche. Oggi Burger King offre lavoro a più di 40 persone!
Ma perché questo? – continua Gargiuolo-
Perché Trani non è una città facile per chi vuole investire.
È una città complicata, lenta, poco accogliente per gli imprenditori.
E allora il punto è questo:
prima di attrarre investitori, dobbiamo aggiustare la città.
Aggiustare i servizi.
Aggiustare la burocrazia.
Aggiustare l’idea stessa di Trani.
Dobbiamo creare una città dove un imprenditore non viene solo per fare cassa nel weekend,
ma decide di restare.
Di aprire.
Di assumere.
Di credere in questo territorio.
Perché Trani non deve essere una cartolina.
Trani deve essere una città viva, che lavora, che produce, che cresce.
Questa è la sfida.
E questa è la scelta che abbiamo davanti.
Per questo il futuro di Trani non può essere lasciato al caso o solo al turismo: dipende anche da noi, soprattutto dai giovani tranesi. Dobbiamo chiederci cosa possiamo fare per rendere la città viva tutto l’anno, per creare idee, lavoro, eventi, imprese e opportunità che partano da chi Trani la vive ogni giorno.
Trani non deve essere solo una città bella da visitare, ma una città in cui valga la pena investire, restare e costruire il proprio futuro”.
Dovremmo riflettere su queste parole… Altro che sondaggi e video…





































