Attivare subito, senza ulteriori ritardi, in via diretta o tramite strutture convenzionate, il percorso riabilitativo per un bambino con disturbo dello spetto autistico. È quanto ha imposto alla ASL BT, con un’ordinanza d’urgenza, il giudice del Lavoro presso il Tribunale di Trani, Angela Arbore, accogliendo il ricorso presentato dai genitori del piccolo.

Lo rende noto Dario Verzulli, presidente dell’associazione Autismo Abruzzo APS, che ha supportato la famiglia del bimbo in questa battaglia.

Nell’ordinanza del giudice viene evidenziato che “il tempo è un elemento strutturale della cura, soprattutto in età evolutiva, e che il ritardo può determinare un pregiudizio grave e non pienamente riparabile a posteriori”.

L’azienda sanitaria della sesta provincia, dal canto suo, aveva giustificato i ritardi richiamando difficoltà organizzative e carenze di personale. Circostanze che però – come ribadito nell’ordinanza – non possono essere apposte all’assistito per giustificare la mancata erogazione di prestazioni, soprattutto se ad essere in gioco è il diritto alla salute.

La decisione del Tribunale di Trani assume rilievo perché chiarisce anche le responsabilità istituzionali: sebbene la funzione di indirizzo spetti alla Regione, l’erogazione concreta dei servizi è compito della rete territoriale e delle ASL, confermando così la loro legittimazione passiva in giudizio.

La pronuncia del giudice rafforza inoltre il principio secondo cui i contributi economici e i sostegni sociali, pur se importanti, non possono sostituire il percorso riabilitativo prescritto dal sistema sanitario pubblico.