C’è un andirivieni d’intenti e azioni a volte incoerenti nel finale di stagione Bottariana. Da una parte c’è la voglia di fare, a volte pure frenetica, perché le elezioni si avvicinano e bisogna cominciare a scuotersi da immobilismo e letargo e dare l’impressione che si lavori come “negri”, pardon come stakanovisti, e bisogna inaugurare cantieri (saranno oggetto di analisi politologica nei prossimi anni), bisogna tenere conferenze, bisogna fare una “mossa”.
Una purché sia una.

Ma nella frenesia d’intervento, la macchina bottariana, alla cui guida negli ultimi mesi c’è stato molto Ferrante, ma ora lo stesso Sindaco comincia a farsi rivedere (cosa gli frulla nella testa lo sa solo lui e quelli di Sinistra Italiana, visto che “li” rapporti “cor” Pd sembrano ai minimi storici), osservando la macchina bottariana, assistiamo ad una serie di “stop and go”, con accelerate improvvise o parvenze di accelerate (inaugurazioni cantieri, poi spesso fermi, sopralluoghi e conferenze, oltre ai soliti video spot) e frenate improvvise.
Come già scrivemmo, da una parte vediamo lavori avviati e poi fermi. Dall’altra ci rendiamo conto di alcune incongruenze e contraddizioni: come si spiega il tuffarsi “a pesce” sulle “Conche / Costa Sud / Mare per tutti” (mi ricorda la cantilena interista accompagnata da encefalogramma piatto irreversibile : “triplete / mai stati in B”, ecc…).

Con l’arrivo dell’estate, dicevo, come si spiega l’accelerata sulle Conche al cospetto di un importante tratto di spiaggia precedente e certo più centrale e potenzialmente frequentato, come quello che segue il lungomare Mongelli, un tratto che sta letteralmente crollando e resta in condizioni di degrado e pericolosità (sembra che da un momento all’altro venga giù tutto, comprese ville e costruzioni sovrastanti).

Come si concilia il lancio del progetto con tanto di video promozionale dell’ex Angelini come nuova villa, quando quella esistente ha un muraglione ai limiti del crollo e varie zone degradate? Come si concilia l’annunciato rilancio del verde con atti che lasciano perplessi: o potature drastiche o, all’eccesso opposto, lecci di piazza della Repubblica lasciati da tempo con rami penzolanti o che vanno in tutte le direzioni?

Come si concilia il continuo scorrere di spot sulla Trani turistica, con l’impasse di strutture come la Darsena, la Lampara, l’ex pizzeria da Felice ed un Porto Fogna ancora non dragato? Facciamo i seri o continuiamo a prenderci per i fondelli?

Ps: non per dire, ma l’unica volta che avevamo avuto una assessora regionale ai Trasporti (Santa Nicolina Debora Cilento, amante dei forestieri) che ha inaugurato vagoni, treni e locomotive ovunque, ecco che Italo (vabbè il privato fa quello che vuole, però giusto giusto ora!) taglia le fermate a Trani. Dopo la Sanità, direi, cara Debora, che di tagli ne abbiamo la … “boccia” piena. Anzi entrambe le bocce.