C’è uno spartiacque preciso, una linea divisoria ben precisa, un confine delimitato che rimarca, un bel po’ di tempo fa, il rapporto travagliato o inesistente o superficiale (fate voi) tra questa Amministrazione tranese, ormai radicata e piantata da anni nella palude sull’Adriatico.
Il confine tra occuparsi seriamente e con una programmazione seria di Politiche culturali e fregarsene. O di là o di qua. Senza mezzi termini. Nei mesi scorsi veniamo in possesso di un corposo incartamento, una bozza poi ufficializzata, di un progetto culturale, una proposta ben pianificata firmata da Vito Santoro, nostro concittadino, già ricercatore universitario e poi docente e apprezzato critico letterario.
Il progetto è un raro esempio ed una testimonianza di Politiche culturali applicate alla nostra Città. Un iter rigoroso, come nello stile di Santoro, mirante a rendere Trani un Distretto Culturale, in rete con le realtà viciniori, ma soprattutto in grado, una volte per tutte, di fare di Trani un polo d’attrazione in grado di valorizzare concretamente le proprie risorse: una su tutte, il Porto, per il quale nel Progetto si arrivava a proporre l’istituzione di una figura ad hoc che potesse rilanciare questo luogo chiave per il turismo, oggi ridotto a fogna a cielo aperto e priva di fonti di ricavo. La figura era quella di un vero e proprio Direttore Artistico del Porto, in grado di pianificare un iter di rilancio vero. Quest’ultima idea venne data a Santoro dall’amico Alberto Muciaccia.
Inutile dire quindi, che dopo la consegna del Progetto di Santoro a Sindaco e Assessore alla Cultura, nessuna risposta è giunta in merito. Un “me ne frego” implicito, in perfetto stile odierno, per un’Amministrazione di finto centro sinistra, in verità di forte centro destra.






































