Indipendentemente da quelle che saranno le sorti politiche ed i bilanci finali dell’attuale Amministrazione tranese, credo che, rispetto al passato recente e remoto, a Trani debba terminare, e forse è terminata, l’era dei ribaltoni o avvicendamenti frutto d’intervento della magistratura. Credo che tutto quello che abbiamo visto negli anni passati abbia costituito un’incrinatura nei normali equilibri tra visione dei cittadini, ruolo della politica e strumenti della magistratura. Insomma, non è più tempo, e spero che non torni mai più un’era politico sociale del genere in cui gli avvicendamenti politici vengono procurati dall’intervento della magistratura, sia evitando “scivoloni” da parte di qualsiasi amministratore, sia che si tratti di “randellate improprie o sproporzionate” da parte dei giudici. Dico questo anche alla luce delle ultime notizie giudiziarie che hanno coinvolto proprio dei PM, dei magistrati, tra l’altro anche destinati a luoghi di lavoro diversi dalla piazza tranese o proprio condannati (vi rimando ai numerosi articoli comparsi anche sulla nostra testata). Le ultime storie lette ci hanno dimostrato che anche da parte di certa magistratura si sarebbe fatto un uso scorretto, un abuso, da parte degli strumenti a disposizione e che il cittadino comune, così come il politico, nel caso in cui si consideri “vittima” di quell’abuso, devono sempre trovare il coraggio di denunciare gli eventuali soprusi. La filosofia del “non guardare in faccia a nessuno'” vale per tutti: nel giudice che non deve avere preconcetti, pregiudizi o essere prevenuto, nel giornalista, ad esempio, che deve interpretare la realtà, giudicando l’operato di chi amministra, ma anche il semplice cittadino, che non deve temere di denunciare qualsiasi tipo di “sopruso” o mancato rispetto dei diritti e dei doveri, indipendentemente dal fatto che questo atteggiamento derivi dal politico, dal professionista o, appunto, da un giudice, da un PM. Trani in questi anni si è male abituata. I governi si cambiano nelle urne, valutando l’operato, buono o cattivo, di chi amministra: non col clientelismo (vulnus da parte dei politici) né con i ribaltoni frutto d’intervento della magistratura. È una questione di ritorno ad un equilibrio nel funzionamento delle Istituzioni, ad un rispetto dei ruoli, ad un ritorno all’ordine dopo il pensiero distorto: denuncio per far saltare un governo. Si ritorni alla linearità: osservo, valuto, voto. Da cittadino imbevuto di (nuova) educazione civica. Tutto il resto è arretratezza, chiacchiere, trionfo del peggior “gattopardismo” o solita presa in giro del popolo.