La Trani ferita dallo sconvolgente fatto di sangue si divide tra due giuste visioni: una è quella del silenzio per capire cosa sta succedendo a questa nostra Città (i femminicidi avvengono ovunque ma il tasso di violenza è un aumento, in generale). Un’altra è quella di chi, come nel caso di don Mimmo Gramegna, parroco dello Spirito Santo, e altri, spinge e implora chi si sente in difficoltà a chiedere aiuto, a parlare, ad aprirsi al dialogo con chiunque possa essere in grado di venire incontro a chi si sente perso, prima che succeda l’irreparabile. Non mi sento di aggiungere altro, per questa settimana.

Resto profondamente colpito dall’evento che ha coinvolto una giovane donna che lavorava con passione e dignità nella mia scuola, la Baldassarre, come educatrice. E credo che dovremo fermarci tutti a riflettere. Senza scrivere altro. Solo fermandoci di più a parlare con chi possa essere in difficoltà (anche da piccoli segnali ce ne possiamo accorgere) e magari dal maggiore dialogo quella persona potrà aprirsi e chiedere aiuto. Penso che spegnere i telefonini e fare questo sia il modo migliore per onorare la memoria della povera donna e dimostrare un certo senso di pietà verso entrambi, marito e moglie.

Senza dimenticare la loro figlia, che dovrà ripartire da una strada in forte salita. Sta a tutti noi aiutarla.