Incontriamo nuovamente il ricercatore tranese, prof. Rocco Mennea, autore di varie pubblicazioni inerenti l’arte meridionale e tranese in particolare. Questa volta il prof. Mennea ci guida alla scoperta di un dipinto raffigurante la “Madonna del Rosario” che ha cambiato sede. Dalla chiesa di San Domenico, sua secolare residenza, dopo anni di latitanza per il necessario restauro, ora è affisso in controfacciata nella chiesa di San Francesco.
La storia dell’opera cinquecentesca “Madonna del Rosario che dona la corona a San Domenico” di scuola umbro-toscana, è scritta nel cartiglio in basso nell’ovale della icona, ci ricorda il prof. Mennea, che per l’occasione ce lo codifica: “Fabio de Boctunis, pronipote di Troiano de Boctunis regio consigliere e magistrato di Ferdinando ed Alfonso d’Aragona, per la salvezza dell’anima della propria moglie. Nobildonna Camilla Caracciolo, fece fare e donò alla Chiesa nel 1558”.
“Troiano De Boctunis”, specifica Rocco Mennea durante il nostro incontro, “di origine ebrea, ricoprì la carica di presidente della Camera della Sommaria, istituzione contabile del Regno di Napoli. Di sua proprietà era, ab origine, l’attuale palazzo Covelli in Via Ognissanti. Lo stabile, che aveva il solo piano terra, nel 1753 fu acquistato come rudere dalla famiglia Forges, che ne fece la propria residenza, riattandolo e sopraelevandolo in miglior forma. In realtà i Forges apparivano solo nominalmente, ma chi conduceva le operazioni era il prelato Giuseppe Davanzati per conto del nipote Alessandro e i pronipoti Forges, il primo figlio e gli altri nipoti della sorella Agata”.
“Inoltre”, aggiunge il ricercatore tranese, “l’arcivescovo Giuseppe Davanzati fu ascritto al nobile Sedile di San Marco e fece in modo che i suoi pronipoti, provenienti da Palo del Colle, avessero lo stesso grado di nobiltà. Il presule dettò una condizione, che salvaguardava il proprio cognome dall’estinzione alla sua morte. I Forges e i Davanzati dovevano essere riconosciuti come Forges-Davanzati, come effettivamente avvenne”.
“Il cosiddetto palazzo Covelli”, prosegue Mennea “è più propriamente palazzo Forges-Davanzati. I Covelli subentrarono dopo verso il 1830, acquistando il fabbricato allorquando i Forges-Davanzati abbandonarono Trani in seguito alle tristi vicende cui la famiglia soggiacque nel 1799”.
Il prof. Mennea conclude il nostro incontro, in esclusiva per Trani.News24.City, tornando a parlare dello splendido quadro, oggetto della sua accurata analisi: “Ritornando alla “Madonna del Rosario”, il supporto ligneo ha subito dei ritocchi in fase di restauro, come si evince dalla cartolina del tipografo Raffaele Leone su committenza di Giovanni Beltrani, risalente alla fine della prima decade del Novecento. Parte del supporto probabilmente non era recuperabile in fase di restauro”.
Nella foto in alto l’opera de “La Madonna del Rosario” in una illustrazione gentilmente concessasi dal prof. Rocco Mennea. In basso, il particolare del cartiglio alla base del quadro che ne racconta in sintesi l’origine.






































