Ricordo che, sin da piccolissimo, i miei genitori mi portavano a fare la pizza da Giovina. Io poi da padre ho portato mio figlio sin dalla tenera età da Giovina a fare la pizza. Sia il sottoscritto che mio figlio restavamo incantati, per tutto il tempo della preparazione da questa donna forte, con le gote perennemente rosse, sia d’estate che d’inverno, sempre sorridente e silenziosa, con gli occhi stretti dal sorriso e dalla fatica, che non mancava mai di salutare ogni cliente, senza trascurare nessuno: il single, la famiglia, il militare, il vecchietto o il gruppo di giovani. Suo marito Tonino Fischetti, sempre al suo fianco, per anni e anni, ad infornare con la pala ogni singola pizza, nel forno a legna, un galantuomo che scherzava con i bambini ed era sempre con quella sua maglietta bianca, con qualunque temperatura.
Uno spettacolo, per me, per mio figlio, per tutti. Uno spettacolo di dedizione, sacrificio, passione, forza, educazione. Da molti anni sono entrambi in pensione e mi mancano (anche se ora la pizzeria è gestita dal loro genero Aldo). Non posso dimenticare queste braccia forti di Giovina che impastavano instancabilmente chili e chili di pasta, per serate intere, per anni, per generazioni. Asporto o tavolino (quest’ultimo spesso nelle giornate di festa) la pizza di Giovina non lasciava mai insoddisfatti. Guardavo con meticolosità i vari ingredienti che teneva davanti a sé che quasi pizzicava toccando a turno i vari recipienti. La maestria nel trovare il giusto equilibrio e la giusta quantità ormai mandati a memoria nei movimenti di ogni sera, che ci fosse la fila fino in via Roma o che ci fossero solo pochi avventori, come nelle fredde serate d’inverno in settimana.
Testimonianze mi riferiscono che Giovina imparò a fare le pizze da suo padre Felice, che aprì il suo primo esercizio a Colonna, a ridosso del mare. Lei sin da giovanissima, come appare in questa foto che abbiamo ripreso dal profilo Facebook dell’attuale attività, come i suoi fratelli, apprese quella capacità artigiana, di precisione e meticolosità d’altri tempi. Il senso del dovere è il punto di riferimento, la buona educazione e la cura per ogni ingrediente e particolare, i dettagli, il corredo che fanno entrare nel mito tranese, due grandi lavoratori come Giovina e Tonino, rappresentanti di quella Trani felice, innocente, bambina.





































