​«La circolare emanata dalla Dirigente del Liceo Scientifico “V. Vecchi” di Trani in occasione della mobilitazione studentesca del 17 ottobre rappresenta un segnale preoccupante e culturalmente sbagliato. Quando un’istituzione scolastica definisce “arbitraria” una manifestazione che ha portato in piazza migliaia di giovani in Italia e in Europa, accompagnando tale valutazione con il richiamo a possibili conseguenze disciplinari, la questione supera il piano amministrativo: diventa un problema politico ed educativo».

A dichiararlo è Angela Dell’Olio, Segretaria Generale della Flc Cgil Bat, che interviene con decisione sulla vicenda che sta interessando lo storico liceo tranese: ​«Da che parte sta la scuola? Dalla parte della partecipazione democratica o da quella dell’obbedienza passiva?» prosegue Dell’Olio. «Noi crediamo che la scuola pubblica fondata sulla Costituzione non possa pretendere studenti silenziosi, docili e disinteressati ai problemi del proprio tempo. La scuola ha il compito di formare cittadini consapevoli, non sudditi. Le ragazze e i ragazzi che il 17 ottobre hanno scelto di manifestare non hanno compiuto un gesto irresponsabile: hanno esercitato una forma di partecipazione civile per denunciare guerre, precarietà, salari poveri, crisi ambientale e disuguaglianze crescenti. Temi che riguardano direttamente il loro futuro e che nessuna comunità educante dovrebbe liquidare come una semplice assenza da registrare».

La Flc Cgil Bat punta il dito anche sulle modalità di coinvolgimento dei genitori: «Ancora più grave appare il tentativo di coinvolgere le famiglie attraverso la convocazione personale dei genitori, come se la partecipazione a una manifestazione dovesse essere trattata alla stregua di una colpa da espiare. Si tratta di un messaggio pedagogicamente devastante: chi protesta rischia, chi tace sta tranquillo. È l’esatto contrario di ciò che dovrebbe insegnare una scuola democratica. Per questo chiediamo l’immediato ritiro delle parti più contestabili della circolare, il venir meno di ogni riferimento a possibili provvedimenti disciplinari e l’apertura urgente di un confronto pubblico con studenti, famiglie e rappresentanze scolastiche. La scuola non può essere il luogo in cui si impara ad avere paura delle conseguenze delle proprie opinioni.
«Se una generazione scende in piazza per chiedere pace, giustizia sociale, lavoro dignitoso e un futuro sostenibile, il compito di chi educa non è minacciare sanzioni, ma ascoltare. Perché il vero problema non sono gli studenti che protestano: il vero problema è un Paese che troppo spesso considera la partecipazione un fastidio e il pensiero critico un atto di insubordinazione», conclude Angela Dell’Olio.