«Dopo venti giorni di paralisi amministrativa, dopo aver atteso l’ultimo giorno utile per il ritiro delle dimissioni e dopo un’ulteriore settimana di stallo, Trani continua ad attendere la nomina della nuova Giunta». Lo scrivono Michele Scagliarini, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, e il gruppo consiliare.
«Nonostante la “parola data”, il sindaco non ha ancora ricomposto l’esecutivo cittadino. Un dato politico che, a questo punto, appare difficilmente spiegabile e che dimostra come la crisi non sia affatto superata.
Al contrario, tutto lascia emergere che il nodo delle pressioni – solo politiche? – sulle nomine nei posti chiave dell’amministrazione non si sia risolto con il ritiro delle dimissioni del sindaco, ma abbia prodotto ulteriori tensioni all’interno della maggioranza.
Ne sono una evidente testimonianza le vicende che stanno interessando Puglia Popolare che, dopo l’espulsione e il successivo reintegro del consigliere Corallo da parte del coordinatore regionale ed ex assessore Carlo Laurora, registra l’uscita del consigliere Mimmo Briguglio il quale ha deciso di passare alla lista PER, già impegnata in una propria partita sulle richieste di “visibilità”.
Una scelta che appare ancora più singolare alla luce delle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Briguglio appena il 13 ottobre.
«La cosa più grave è la lettera di dimissioni di Galiano – dichiarava Briguglio –. Con queste parole ha infangato l’intera città. Sembra quasi che Trani sia stata sciolta per stampo mafioso. Io in questo ritratto squallido non ci sto. La sua dignità è pari alla mia. Faccio politica da quarant’anni a testa alta, ligio al dovere, tanto da aver ricevuto l’incarico di responsabile regionale del Parlamento della Legalità Internazionale. Non accetto di essere messo nel calderone. Se Galiano ha subito pressioni, abbia il coraggio di fare nomi e cognomi».
Dopo parole così nette, ci saremmo aspettati che il consigliere Briguglio, coerentemente con quanto dichiarato anche dal coordinatore regionale Carlo Laurora, prendesse le distanze dalla maggioranza, non semplicemente dal proprio partito.
E invece oggi assistiamo a un quadro politico ancora più confuso, nel quale le posizioni e gli equilibri interni sembrano essere diventati il vero centro della discussione, mentre la città continua a rimanere ferma.
Altro che “Trani è salva”, come festeggiavano i sostenitori del centrosinistra dopo il ritiro delle dimissioni del sindaco.
A distanza di una settimana, la Giunta non c’è ancora. L’amministrazione è paralizzata e le tensioni politiche sembrano tutt’altro che superate.
E allora una domanda diventa inevitabile: la crisi è stata davvero aperta per affrontare i problemi della città oppure, alla luce di quanto sta accadendo, è stata utilizzata anche per ridisegnare gli equilibri interni e cambiare lo staff del sindaco?
I cittadini di Trani meritano una risposta chiara.
Perché una crisi politica può anche essere ricomposta, ma non può essere semplicemente rimossa. E soprattutto non può essere la città a pagare il prezzo delle guerre interne alla maggioranza».





































