Solo qualche giorno fa Carlo Laurora dei Popolari per Galiano aveva definito “finita” l’amministrazione del sindaco preside e che, irrevocabilmente, il suo partito sarebbe passato all’opposizione, indipendentemente dalle sorti finali di questo governo.
Come se non bastasse lo stesso Laurora aveva lanciato la candidatura a sindaco di Donata Di Meo. Alla fine del parto cesareo galiananeo, usciti dalla sala travaglio sudati e trasfigurati agli occhi dei cittadini, i componenti della giunta tornano ai loro posti, ma a fare notizia sono proprio e soprattutto loro.
Contrordine dunque, compagni (si fa per dire): Laurora e Di Meo tornano in giunta come se nulla fosse accaduto e come se nulla fosse stato detto. La democrazia tranese procede, forse, “per gentile concessione” (cit. M la Serie) di Marco Galiano che in una manciata di giorni ha fatto e sfatto quel piccolo mondo borghese della politica tranese (esattamente agli antipodi dei suoi ideali originari) nel quale egli stesso si è immerso, è brevemente riemerso e poi di nuovo inabissato. Inutile sottolineare, ancora una volta, l’indignazione trasversale, al netto di qualche esaltato lecchino o miracolato, dell’intera opinione pubblica: dai professionisti agli operai, dai vecchi saggi ai giovani, dall’edicolante al fruttivendolo, non ho trovato un cittadino che approvasse le piccole grandi manovre della politica in questi ultimi giorni. Sembra di aver sfogliato dal vivo il manuale che indica ad una parte politica “come autoinfliggersi un discredito ed un disprezzo permanenti”.
Laurora C. torna in giunta ed in più avrà, oltre a quelle già restituite, la delega ai trasporti.





































