A poco più di 9 anni dall’incidente con la sua moto si chiude il primo capitolo processuale sulla vicenda che il 16 agosto 2017 provocò a Trani la morte del giovane chef Raffaele Casale. Assolti perchè il fatto non sussiste. E’ questa la decisione del gup del Tribunale di Trani Domenico Zeno dopo un processo celebrato con rito abbreviato. Assolti dunque i due imputati e cioè Francesco Patruno funzionario del comune di Trani e rum del contratto di servizio con l’azienda dell’igiene urbana AMIU oltre a l’ex amministratore unico di AMIU Alessandro Guadagnolo. Ora ci sarà tempo 90 giorni per il deposito delle motivazioni e la valutazione poi dei legali dei familiari del giovane chef per eventuali ricorsi in appello. Proprio i familiari di Raffaele Casale si sono battuti con forza, in particolare con papà Felice, per arrivare a processo e per comprendere con esattezza se ci fossero state o meno delle negligenze che portarono poi all’incidente in moto di quella notte del 16 agosto del 2017 in via Martiri di Palermo a Trani.
Dalla famiglia Casale fanno sapere di essere particolarmente amareggiati per la sentenza e si valuterà poi l’appello dopo la pubblicazione delle motivazioni. La gestazione per l’arrivo in aula, tuttavia, era stata molto lunga considerando che dopo una prima archiviazione e ben altre quattro richieste di archiviazione del procedimento, si è arrivati ad agosto del 2023 dopo le continue opposizioni della famiglia, a veder disporre l’imputazione coatta da parte della gip del Tribunale di Trani Lucia Anna Altamura per i due indagati che dovevano rispondere di concorso in omicidio stradale. Secondo la teoria dell’accusa e dei familiari quella strada, quella notte, non sarebbe stata ripulita dagli aghi di pino al momento della caduta del motociclista poi fatale probabilmente a causa della scarsa aderenza sull’asfalto.



































