Sarà per il caldo soffocante (cit), sarà per lo sprofondamento definitivo della Città di Trani, sarà per l’incapacità (quasi) senza precedenti degli amministratori contemporanei ma pure il sottoscritto vive, come gran parte dei cittadini, in una specie d’incubo (vabbè volevo scrivere “distopico”, ma poi mi sono ricordato che il termine fu già utilizzato da un ex amministratore e ci fu chi non capì cosa c’era scritto). Si vive come le foglie sugli alberi d’autunno, anche se siamo in piena estate e con la voglia di gridare: “Basta”. Non riesco a capire come si possa essere capaci, tra amministratori locali e regionali, di scrivere una pagina di storia così nera come quella che stanno vergando in questi anni per Trani. La mossa che potrebbe togliere un altro pezzo di servizio pubblico ad Amet (o ad Amiu in alternativa, leggi proposta dell’opposizione) e cioè la gestione dei parcheggi, consegnandola nelle mani di un privato, quando invece quei soldi potrebbero entrare nelle casse tranesi è l’ennesimo autogol di un gruppo di persone che sembra si sia messo d’accordo, faccia quadrato o “sistema”, perché Trani perda tutto quello che c’è da perdere.
Prendete la storia dello Stadio: simbolo di una Trani che aveva il piacere di ritrovarsi in quel luogo, di riconoscersi in un gruppo di atleti, in una società, col coraggio e l’intraprendenza delle Città evolute anche grazie allo Sport ( lezione di questi giorni) con manto erboso e vera pista di atletica. Tutto finito. Una struttura oggi meritevole di essere ribattezzata : “Stadio della Patata”, con società costrette a vendere il titolo (peccato) ed altre costrette ad alzare bandiera bianca ed andare a giocare a Molfetta. Altro che fari allo stadio, altro che polemiche perché mettono il manifesto di una società calcistica andriese che cerca giovani anche a Trani, altro che assessore che scrive post considerando testate giornalistiche degne di considerazione o no a seconda del tipo di critiche che gli si rivolgono (ovviamente mai accettate). Qui manca l’abc, la sostanza, il quid istituzionale per salvare una Città onorata come Trani, dallo sprofondamento definitivo, dalla Sconfitta storica, dal nulla cosmico, dal perdere tutto, ma proprio tutto.
Mi è ritornato in mente in questi giorni di caos istituzionale e di vuoto per Trani, il profilo di Francesco De Marinis, ex presidente Amet, forse rimosso troppo in fretta a suo tempo, per esigenze di “rotazione”. Non conosco bene l’avvocato Nigretti e gli riconosco, come scrissi, coraggio e verve in questa palude, anche se poco opportuno nelle uscite finali.
Ma De Marinis lasciò dopo aver “guadagnato” un finanziamento per Amet, in silenzio senza lettere “scarlatte” e, credo, mai avrebbe dato del “mazziere” a chi, in ogni caso, lo aveva chiamato con nomina fiduciaria. Anche Nigretti ha riconosciuto poi l’inopportunitá della sortita. Ma questa torna ad essere una questione di “forma” istituzionale. Il problema grave, fondamentale, che ci mette in un vicolo cieco come Città, nel vicolo cieco della Storia, è che manca la sostanza, la reattività, il fulcro, la capacità di dire “basta” e di smetterla di prendere ordini da Bari, Bisceglie, Emiliano, Boccia, perfino da qualche destrorso o saltafosso barlettano… Perdere tutto non è bastato? I Signor sì, le Signorine sì della politica tranese avranno il coraggio di ripresentarsi per chiedere voti ed aiutare amici e parenti? Basta. Andate a lavorare nei campi. Diteglielo pure voi, lettori, per favore.





































