Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma dell’ex amministratore di AMET, l’avv. Angelo Nigretti:

«Il nostro Sindaco, Amedeo Bottaro, deve prendere una decisione molto importante. In questa decisione non ci sono business, gare e appalti, convenzioni e intimazioni da parte della Regione o Stato. Una decisione da prendere per scriverla nella storia della città di Trani inserendo, questa volta, il suo cognome per essere ricordato, in maniera positiva, come il “lungomare di Mongelli” oppure, in maniera negativa, come il Sindaco che ha spento la Luce a Trani”. Sto parlando del futuro della concessione della distribuzione delle reti elettriche in capo ad Amet fino al 2030.

Ora il Ministero ha aperto una finestra alle piccole società (come Amet) che non raggiungono il minimo dei 100.000 POD per partecipare alla nuova gara del 2030 attraverso una forma di aggregazione peraltro riconoscendo, anche, un bonus di un milione di euro da ripartirsi tra dette società aggregate.

La questione, abbastanza delicata, è fondamentale per il futuro della storia dell’AMET.
Il Sindaco, quale anche socio unico di Amet, deve scegliere due vie: la prima della aggregazione entro il 31.12.2025 e la seconda della attesa della scadenza della concessione al 2030.

Scegliendo la prima si da la possibilità di far continuare la storia della società elettrica AMET. In quale maniera? Nel mese di febbraio 2024, mentre ero a capo dell’Azienda, è pervenuta la richiesta di aggregazione da parte della DEA in quanto aveva (spero ancora oggi) solo 85.000 POD e necessitava dell’aggregazione dei nostri 35.000 POD di Trani per poter partecipare alla nuova gara con il minimo previsto dei 100.000 POD.
In forza di tale necessità e della mancanza, accertata dall’allora G.M. dott. Maurizio Laruccia con un’indagine di mercato nazionale, di altre società di distribuzione in Italia con POD inferiori a quelli necessari per la partecipazione alla gara, sarebbe opportuno avviare tale aggregazione.

Si era anche pensato, in Amet, della eventuale retrocessione della concessione attuale al Comune di Trani per, poi, farla confluire nella DEA (tipo partecipazione sociale nella STP) ma solo con il contestuale rilascio di una sub concessione allo stesso Comune che, poi, l’avrebbe affidato in house (si certo ritornerebbe in essere il requisito dell’in house dell’AMET!!) permettendo tutte quelle attività che, oggi, l’Azienda sta effettuando facendo continuare per molti altri anni la storia di un pezzo della città di Trani.

La seconda alternativa, più semplicistica, è quella di non fare nulla. Attendere il 203o, vedere il nuovo aggiudicatario (Enel, Acea, A2A, ecc) e farci corrispondere una somma pari a 10/12 milioni di euro quale controvalore della nostra distribuzione che servirà solo per pagare le liquidazioni fi ne rapporto delle attuali 70 famiglie che lavorano in Amet e, poi, decidere della destinazione dell’attuale palazzo di Piazza Plebiscito n. 20, trasformandolo in museo dell’energia elettrica o in un nuovo “Garage Italia”.

Credo che la scelta non sia politica ma solo di amore per la nostra città nel voler far continuare la storia di quell’Azienda che i nostri predecessori hanno voluto, hanno lottato, hanno permesso alla città (fino a ieri) di essere la Luce più bella al mondo.
Manifesto il mio apporto professionale, gratuitamente, affinché quanto scritto per l’aggregazione diventi realtà perché è mio impegno da cittadino far crescere la Città di Trani e non farla decadere nel baratro dell’indifferenza».