In questi giorni ho seguito la lunga intervista-dibattito che una radio privata tranese (l’unica rimasta e alla quale resto sempre affezionato – mossi lì i miei primi passi da giornalista) ha dedicato al sindaco Galiano.
Al di là della bontà e della legittimità delle domande (realistiche e moderate, tenendo conto che siamo ancora all’inizio della vita politica di questo primo cittadino e della sua squadra), mentre il sindaco rispondeva (e più rispondeva, più la sensazione che sto per dirvi aumentava), saliva un brivido lungo la schiena, una vertigine da déjà-vu, un disagio difficilmente spiegabile.
Quasi tutte le risposte contenevano forme al futuro non col sapore di “progettualità” vera (impressione fornita in campagna elettorale dove le forme al futuro avevano l’impronta della certezza, dello sbocco scontato, della sfida (galeotta fu la frase “mi legherò davanti alla Regione per la difesa della Sanità tranese).
Le forme al futuro: farò, faremo, vedremo, valuteremo, avevano il sapore della volontà di elusione della domanda, dell’aggiornamento della barriera in stile democristiano con una spruzzata di politichese.
Ad esempio alla domanda diretta sull’utilità e ritorno per città e sua economia per operazioni come “Battiti” (certo bella manifestazione per gli adolescenti) è partita la parabola senza risposta ad aggirare la barriera. Così per altri temi: approfondiremo, valuteremo, rivedremo come andrà in futuro.
Certo, il tutto condito da un italiano forbito che davvero dà l’impressione che vada tutto bene, che sia tutto perfetto (anche se “rivedremo” il tutto), che il passato possa essere cancellato con i buoni propositi e la “forbitezza” stessa. Ma, come abbiamo già visto la “forbitezza” non cancella le quattro ganasce o la difficoltà di movimento politico (fare ciò che hai detto, trasformare il proposito in fatto oggettivo, atto). In campagna elettorale si era aperto il mantello peloso – “francescano” della cooperazione tra maggioranza e opposizione, della comunione d’intenti per il bene della città?
Ecco, nella realtà tutti i posti occupabili sono stati già occupati, senza concedere all’opposizione manco lo straccio della vice presidenza del consiglio o figuriamoci altro (l’ipotesi del vice sindaco all’opposizione faceva già ridere noi ed altri polli).
Ed ora non avremo manco più Gianni Di Leo (trasmigrato nel csx dal cdx) a “cantare” la filastrocca del “farò, faremo” cui era tanto affezionato. “Faremo” a meno anche di lui per controllare il “nuovo” manovratore…
