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A Trani vogliamo un Sindaco a cui dare del tu e chiamare per nome…

Emozioni (forti) in vista delle prossime elezioni

Noi tranesi siamo dei sentimentali e amiamo quelli che ci fanno le coccole, ci offrono il caffè, la birra, una focaccia. Tra chat più o meno segrete, segretari di partito già ipertesi, chiacchiere fatte con gli amici giornalisti, mo’ cominciano a far girare i nomi dell’assurdo politico panorama tranese.

Un palcoscenico politico che alterna cabaret, livore, veti incrociati accompagnati da versi tra il troglodita e la prima classe della scuola primaria. E io che, povero illuso, aspettavo la candidatura sempiterna di Mimmo Briguglio. Non ci sono e non ci saranno più quelle campagne elettorali ruspanti di una volta, il coinvolgimento di tutti e di tanti, il clima da sagra. Niente. Ora monta il rancore social tra le stesse coalizioni, gente che spezzetta i partiti, fa partire sondaggi con nomi improbabili, spacchetta (in veste Di Martino) impacchetta, brucia nomi, vuole farla pagare al nemico di turno a quel fottuto che ha voglia di fottermi (Ehi, dici a me? Dici a me? Dici a me, ce l’hai con me? dicono davanti allo specchio in stile De Niro in Taxi Driver).

Sullo sfondo un panorama che alterna figure che sprizzano antipatia da tutti i pori, figure incapaci di gestire pure il proprio condominio, vecchie mummie tirate fuori dagli armadi con porte cingolanti piene di polvere, finto buonismo da estendere un tanto al chilo con i compiacenti e verso i polli.

Al di sopra di tutto, al di là delle nuvole (cit Antonioni) fosche e losche tranesi, al di là delle beghe da cortile, resta il peccato originale di questo palcoscenico grottesco e cabarettista, a seconda delle situazioni: la mancata realizzazione di una classe dirigente, pure stavolta nonostante anni di azione politica. Almeno coi raccomandati doc ficcati qua e là si può sperare in un gruppo dirigente del futuro? Almeno per riconoscenza si potrebbero impegnare…

Questo è il cruccio comunque: l’ego ipetrofico dei politicanti da strapazzo non ha lasciato spazio a gente seria e di valore che potesse trovare spazio su quel tristo palcoscenico.

Un’altra occasione persa (cit. Vasco) per formare una classe dirigente, anzi, come mi ha scritto la mia lettrice Maria Grazia Filisio in una conversazione privata, con un colpo di genio, “una classe digerente”. Che magna, beve, ingoia tutto e soprattutto, digerisce tutto.
Ma i tranesi sentimentali si accontentano di un Sindaco a cui dare del tu e chiamare per nome.

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