«È inaccettabile che, a mesi dall’inizio dei lavori, non si abbia alcuna notizia certa sulla riapertura di Ponte Lama». Raffaella Merra, già assessore della città di Trani, torna sulla questione del ponte chiuso per lavori e denuncia un «vergognoso immobilismo». Le immagini diffuse recentemente dall’ex sindaco Spina, che mostrano un cantiere desolatamente vuoto e privo di operai, sono secondo Merra «la fotografia di una gestione che non ha rispetto per i cittadini e per le loro necessità primarie».
Ma il problema, sottolinea l’ex assessore, va ben oltre il traffico o la viabilità ordinaria: «Come cittadina tranese sono profondamente allarmata: la chiusura prolungata del ponte ha di fatto isolato Trani dal suo unico presidio di emergenza, l’ospedale di Bisceglie. Senza un pronto soccorso nella nostra città, siamo costretti a un percorso a ostacoli sulla statale 16bis, un’arteria spesso bloccata dal traffico pesante e dai pendolari».
Merra porta all’attenzione segnalazioni gravissime: «Nei giorni scorsi una nostra concittadina ha impiegato oltre 45 minuti per raggiungere il presidio biscegliese. Tempi biblici, che in medicina d’urgenza fanno la differenza tra la vita e la morte. Vi siete chiesti cosa può succedere in quei 45 minuti se c’è in ballo un infarto o un codice rosso? Quei minuti di ritardo possono trasformarsi in una condanna».
A questo quadro si aggiunge il danno economico per le attività commerciali della zona, «abbandonate a loro stesse e difficilmente raggiungibili».
L’ex assessore chiede al sindaco Amedeo Bottaro «un’assunzione di responsabilità netta. Basta attendere in silenzio. Si faccia portavoce, ancora una volta ma con più decisione, della rabbia e della preoccupazione dei tranesi con una nuova e decisa sollecitazione nei confronti del sindaco di Bisceglie Angarano: non è una questione di confini comunali, è una questione di sicurezza pubblica».
«Serve una sveglia immediata: serve sapere se i lavori sono in linea con il cronoprogramma degli stessi, serve sapere quindi se i tempi di consegna saranno rispettati altrimenti dovranno necessariamente subire una netta accelerazione. La somma delle emergenze sanitarie e dei disagi logistici sta diventando insostenibile», conclude Merra.
