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Vigilia, il locale di piazza Tomaselli: “Tutto in regola, i fatti smentiscono il Comitato”

La nota a firma della società SOCIFY S.R.L.

Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma della SOCIFY S.R.L., società che gestisce il locale che si affaccia in piazza Tomaselli a Trani, in risposta a quanto detto dal comitato in riferimento alla vigilia di Natale:

“Nessun evento senza regole: i fatti smentiscono la versione del ‘comitato’.

Gli organizzatori sono in possesso di tutti gli atti autorizzativi necessari allo svolgimento dell’evento. La domanda è un’altra: il comitato esiste realmente?

La nota stampa diffusa dal cosiddetto “comitato di quartiere” sulla Vigilia di Natale rappresenta l’ennesimo tentativo di trasformare un evento reale, autorizzato e documentato in una narrazione emergenziale costruita a tavolino. Un testo che parla di “assenza di regole” e di presunte irregolarità senza indicare un solo atto amministrativo mancante, un verbale, una contestazione formale o un intervento delle autorità che confermi quanto affermato. È un modo di procedere che non ha nulla a che vedere con l’informazione o con la tutela del quartiere, ma molto con la costruzione di un racconto funzionale allo scontro.

È bene ribadirlo con fermezza: l’evento della Vigilia di Natale si è svolto nel pieno rispetto delle autorizzazioni previste dalla legge. Le procedure esistono, sono state seguite e sono agli atti degli enti competenti. Continuare a insinuare il contrario, ignorando deliberatamente il quadro autorizzativo, non è una svista né una diversa opinione: è una rappresentazione distorta dei fatti che contribuisce a disinformare l’opinione pubblica.

Ancora una volta, si tenta di descrivere come eccezionale e pericoloso ciò che è, in realtà, un fenomeno noto e diffuso: la sera del 24 dicembre le piazze di tutte le città italiane si riempiono, le persone si incontrano, gli spazi pubblici vengono vissuti intensamente. In moltissimi contesti questo viene raccontato come un segnale positivo di vitalità urbana e partecipazione. Qui, invece, si insiste da tempo nel voler dipingere la presenza delle persone come un problema in sé, alimentando una lettura ideologica e selettiva della realtà.

Particolarmente grave è il tentativo di attribuire questa narrazione a un intero quartiere. Chi firma la nota lo fa a nome di un presunto comitato di cui non sono mai stati chiariti composizione, criteri di rappresentanza e mandato. Parlare “a nome del quartiere” senza alcun processo trasparente di legittimazione significa appropriarsi di una voce collettiva che, nei fatti, non risulta essere stata conferita. La rappresentanza non si proclama e non si costruisce attraverso comunicati o accuse reiterate.

La realtà quotidiana è molto diversa da quella raccontata. Esistono rapporti costanti, civili e collaborativi con i residenti dell’area, che non si riconoscono in una narrazione basata esclusivamente sul conflitto, sull’allarmismo e sulla demonizzazione sistematica delle attività e delle persone che vivono la piazza. Ridurre tutto a una contrapposizione artificiale tra “quartiere” e “locali” è una semplificazione comoda, ma profondamente falsa.

Preoccupa, infine, il metodo con cui questa narrativa viene portata avanti: accuse gravi diffuse pubblicamente senza alcuna verifica preventiva, spesso rilanciate sui social network come se l’indignazione personale potesse sostituire l’accertamento dei fatti, le competenze tecniche e le responsabilità istituzionali. Questo modo di comunicare non tutela la sicurezza, non migliora la convivenza e non difende il decoro urbano. Al contrario, inquina il dibattito pubblico e crea un clima di tensione permanente che non giova a nessuno.

Il confronto sui temi della città è legittimo e necessario, ma può esistere solo se fondato su dati reali, ruoli chiari e interlocutori riconoscibili. Continuare a costruire una realtà alternativa, ignorando le autorizzazioni esistenti e la complessità dei fenomeni urbani, significa sottrarsi a un confronto serio e responsabile.

Continueremo a operare nel rispetto delle regole, delle istituzioni e della città reale, quella fatta di persone che lavorano, vivono e condividono gli spazi pubblici. Una città che è molto più matura, plurale e consapevole di quanto certa comunicazione polemica e autoreferenziale voglia far credere.

Ad ogni modo alla luce della reiterazione di accuse gravi e prive di riscontri oggettivi, diffuse pubblicamente a nome di un presunto comitato, tuteleremo la nostra reputazione e il nostro operato nelle sedi opportune, anche al fine di accertare formalmente l’esistenza, la composizione e la reale rappresentatività del soggetto che rivendica di parlare a nome del quartiere”.

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