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Amianto a Trani, associazioni chiedono spiegazioni ad Arpa: «Minimizzati rischi per la salute»

Polemiche dopo il crollo del tetto di un capannone. «Serve più attenzione alle bonifiche»

Dopo il crollo di parte della copertura di un capannone industriale avvenuto il 1 ottobre scorso in via Papa Giovanni XXIII a Trani, a causa di una tromba d’aria, alcune associazioni locali chiedono nuove spiegazioni dopo le conclusioni dell’Arpa Puglia. L’agenzia regionale per l’ambiente ha dichiarato che, sebbene i detriti contenessero amianto, l’incidente non avrebbe prodotto danni ambientali. Una valutazione che non convince affatto Associazione Esposti Amianto e rischi per la salute BAT, Codacons sede locale di Trani e Oikos Trani APS.

«Trattandosi di amianto, sostanza altamente tossica che ha effetti devastanti sulla salute umana, ci sia consentito dubitare», si legge nel comunicato congiunto. Le tre associazioni parlano apertamente di «minimizzazione» che stravolge la realtà scientifica e i dati sui tumori legati all’amianto documentati dai registri nazionali delle patologie asbesto-correlate.

Le organizzazioni avevano già espresso le loro preoccupazioni immediatamente dopo l’evento, evidenziando come, a oltre trentatré anni dalla promulgazione della legge 257 del 1992 che vieta l’amianto e ne impone la bonifica, gli allarmi sulla presenza di questa sostanza «cadono sistematicamente nel nulla». Nel mirino finiscono sia l’Arpa, accusata di rassicurare l’opinione pubblica con affermazioni poco credibili, sia l’Asl, che secondo le associazioni tace e consente lo svolgimento di attività lavorative in capannoni potenzialmente pericolosi, esponendo i lavoratori e le loro famiglie a rischi gravissimi.

Il documento richiama casi emblematici come quello delle mogli dei lavoratori della fabbrica di Casale Monferrato, ammalatesi di patologie asbesto-correlate dopo aver lavato gli indumenti dei mariti. «I cittadini di Trani sono stanchi di questo silenzio», affermano i rappresentanti delle associazioni: Antonio Carrabba per l’Associazione Esposti Amianto, l’avvocato Nicola Ulisse per il Codacons e l’associazione Oikos. Gli abitanti delle zone più esposte, concludono, «hanno il diritto di vedere rispettata una volta per tutte la legge 257/92».

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