Sembra sia passato Bruce Lee o qualche campione da Guinness dei primati o il tizio con la moto sega di “Non aprite quella porta”, a Villa Bini.

Non si capisce come un marmo tanto spesso di una delle panchine ivi presenti possa essere stato spaccato a metà nella maniera che vedete nella foto. C’è anche un passaggio, nella recinzione spaccata che delimita la costruzione della villa a sua volta cadente: da quell’apertura di apre un altro scenario horror con cartoni, buste, rifiuti, lattine. È un riquadro nel quadro fosco di un luogo insultato, derubato della sua antica bellezza, unico polmone verde della zona.

Fu inaugurato, una volta aperto al pubblico, da Nunziatina Tarantini nelle vesti di madrina, la mamma di Pinuccio, l’ex sindaco di Trani che qualche giorno ha ricordato insieme a noi i bei tempi di questo luogo ora oltraggiato. Le lattine di birra non si contano, le mascherine ed i fazzolettini sporchi costituiscono l’indegno corredo di un luogo che ha perso ogni dignità.

Questo è solo uno dei tanti piccoli e grandi nodi che la città si ritrova, senza che nessuno delle Istituzioni muova un dito. Un gatto mi taglia la strada, durante uno dei sopralluoghi più penosi della mia carriera di giornalista. Già, i gatti.

Pure quelli… L’assessore Merra ci aveva garantito che entro la fine di agosto avrebbe individuato un soggetto a cui affidare il sostentamento dei gatti (la situazione sul lungomare ed in via De Roggiero è sempre quella “esplosiva” che vi raccontammo settimane fa). Decine di gatti bisognosi di cibo, reclamano quest’ultimo a suon di miagolii e “strilli” nelle varie ore del giorno e della notte e gli unici soggetti rimasti a dar loro da mangiare ormai non reggono più il “ritmo” della mensa felina, con grande nocumento per tutti gli abitanti della zona. Da villa Bini al lungomare, due facce diverse di una Trani piccola piccola.