Home Attualità Barba e Capelli: ridotti a pane e mascherine

Barba e Capelli: ridotti a pane e mascherine

Il grido di dolore dei commercianti tranesi (e non solo)

Giorni fa fui contattato da un noto commerciante tranese che non perse tempo a spiegarmi il quadro (fosco) che l’economia locale sta per affrontare. Anzi vi è già dentro con tutti e due i piedi, fino al collo.

Mi ha spiegato che ritiene insopportabile la disparità di trattamento che si sta attuando. Da una parte le restrizioni sugli orari e la prospettiva di un Natale gramo, dall’altra le strade del centro prese d’assalto in alcune ore della giornata, specie da giovani e poi addirittura le spiagge quasi affollate, senza che nessuno intervenga. Lo sfogo del commerciante tranese è chiaro, anche se ricco di preoccupazione: se si prospettano delle festività in casa, senza incontri, senza occasioni di relazioni interpersonali, chi penserà a comprarsi un bel vestito, ad acquistare regali, a comprarsi un gioiello? Va bene la prevenzione, ma noi commercianti non intravvediamo aiuti concreti, capaci di risarcire il futuro danno ormai imminente.

Daniele Santoro, altro commerciante tranese, ha proprio ieri inviato al Presidente del Consiglio Conte una lettera aperta in cui chiede specifici interventi, anche e soprattutto di natura fiscale, non solo flebili “ristori” di cui si parla. Altro modo di manifestare un disagio latente e sempre più pesante: “L’altra settimana saranno venuti nel negozio solo tre, quattro clienti”.

Più d’un lettore mi chiedeva di commentare la mancata candidatura di Trani a capitale della Cultura. Credo che si debba prima creare un tessuto forte, compreso quello economico, con politiche mirate nell’ambito del commercio, strategie di ampio respiro, progetti di rilancio dell’artigianato, non estemporanei eventi a macchia di leopardo, buoni per qualche conferenza stampa e per qualche inutile passerella l’altrettanto inutili assessori. Che ci si aspettava? Basti ricordare che quello che potrebbe essere uno dei luoghi principe del trionfo della dimensione socio culturale tranese, il Porto, è in mano ai posteggiatori abusivi, alle cassette di pesce a contatto con i tubi di scappamento e le stesse cassette di polistirolo usate gettate in mare. Ed è solo un esempio.

Ben tre anni fa, in un comunicato congiunto due esponenti di questo centro sinistra al potere, che continua ad annunciare e prospettare ma a non “quagliare”, a non raccogliere, scrivevano così: «Si è pensato più volte di candidare Trani a Capitale europea della cultura, ma risulterebbe curioso farlo senza prima riorganizzare in maniera critica e scientifica i principali contenitori culturali, rendendoli vere e proprie dimore pronte ad accogliere ampie forme di espressione artistico-culturali, giovani e capaci operatori culturali, associazioni, ricercatori, cittadini. L’istituzione museale – parlavano di Palazzo Beltrani, nda – deve essere un’istituzione aperta al pubblico, una piazza del sapere, non un luogo frequentato per caso una sola volta nella vita, ma vissuto, aperto ai cittadini prima che ai turisti, un luogo aperto alla vita quotidiana, non il tempio di uno stanco rito sociale». Questo stralcio è tratto da un comunicato firmato da Francesca Zitoli, futuro assessore e Patrizia Cormio, futuro capogruppo del PD. Ditemi voi se si è realizzato quanto scrivevavano, considerando che tra l’altro Trani non era e non è certo Palazzo Beltrani. Ma per tutto il resto del potenziale tranese, cosa è stato fatto in tal senso? Correva l’anno 2017. Trani, capitale dell’annunciare, programmare, parlare, scrivere e poi far passare avanti gli altri. Vedi settore sanità.

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