Ieri ci lamentavamo del fatto che, a nostro avviso, si dovessero rendere pubblici i documenti di accordo preventivo da parte dei politici. Non per un fatto morboso, non per un prurito di sedere, non per lavare i panni sporchi in pubblico (ma qui si tratta di accordi da prendere alla luce del sole) ma perché questi passaggi riguardano persone elette dai cittadini, che devono rispondere ai cittadini, che sono rappresentanza dei cittadini. Non vedendo nessun moto di buona volontà in tal senso, ci siamo procurati per voi il documento.
Al di là delle indicazioni generali che riguardano altri principi sui quali torneremo, ci preme sottolineare un aspetto che riguarda la nomina del presidente del Consiglio e che ieri affrontai nel mio pezzo. È vero che nel documento c’è scritto “consigliere più suffragato” come criterio per la votazione in Consiglio ma, alle ultime due righe, c’è una correzione apportata a penna e presumibilmente, ingrandendo l’immagine, sembra che precedentemente sia stato scritto il termine “partito” e non quindi “consigliere”. Molto probabilmente, per nostra fortuna siamo entrati in possesso della bozza originale, con tanto di correzione, poi magari avranno pure rifatto una bella copia, ma, ammesso anche questo, a fine testo c’è l’elenco dei firmatari della maggioranza.
Sarebbe nato di qui, secondo noi, l’equivoco all’interno del Partito Democratico sul fatto che dovesse essere il partito più suffragato come scrivemmo ieri e non il consigliere, come già preannunciato nei giorni seguenti le elezioni? Anche perché, fonti interne al PD stesso, ci hanno confidato di aver appreso la notizia del documento direttamente dalla stampa. In tal modo ci hanno voluto evidenziare che il documento non sarebbe stato condiviso con i candidati consiglieri ma solo da una cerchia ristretta del partito stesso. La maggioranza spieghi cosa sta avvenendo a noi ed ai cittadini.
