E’ il momento più difficile, quello della prova, dove l’emergenza epidemiologica investe la città di Trani in modo più significativo negli ultimi giorni. Ed è proprio in questo tempo storico che la “perla dell’Adriatico” aveva bisogno di uno dei suoi simboli più forti, sacri e storici, il Crocifisso di Colonna. Una tradizione senza tempo che nonostante l’epidemia in corso non poteva assolutamente mancare, per dare nuova linfa vitale ai tanti fedeli che avrebbero voluto essere lì, a pochi passi, dall’effige tanto amata dai tranesi. Quest’anno, con le restrizioni in corso, la processione del Crocifisso di Colonna non è passata dal mare, ma ha comunque mosso i suoi passi in città con destinazione la Chiesa di San Francesco. Prima la Solenne Celebrazione presso il Santuario Santa Maria di Colonna, presieduta dall’arcivescovo Mons. D’Ascenzo, poi il cammino accompagnato senz’altro dalle preghiere dei cittadini pur non presenti fisicamente.
La sacra effige del Crocifisso di Colonna accompagna e protegge Trani da secoli, e sua venerazione rievoca il miracolo risalente al XV secolo, quando il Crocifisso fu portato via nel 1480 dai Turchi di Dulcigno, mutilato e poi gettato in mare quando il Cristo iniziò a sanguinare dopo essere stato sfregiato. Storia e leggenda che si intrecciano in una rievocazione che i tranesi abbracciano con la processione di barche in mare, sino ad arrivare al Molo Santa Lucia, in una vera e propria festa. Quest’anno purtroppo non è stato così, ma il Crocifisso di Colonna non ha fatto mancare la sua presenza. Più forte della pandemia, per amore della città che Lo ospita e venera da anni orsono.
