La giornata dell’8 marzo è definita come la “Festa della Donna”, un termine ormai alterato e falsato. L’8 marzo, infatti, non è una festa, ma bensì una ricorrenza, una celebrazione di tutte le donne. Una giornata che ha origini americane, negli Stati Uniti esiste dal 1909 e in Italia dal 1922 e che nasce quindi con un obiettivo ben lontano dalla connotazione consumistica in cui si è trasformata.

L’8 Marzo celebra le donne che riuscirono con forza e coraggio ad ottenere gli stessi diritti degli uomini, la parità quindi dei sessi, l’uguaglianza sul lavoro. Tradizione vuole che sia stata scelta questa giornata perché in questa data si ricorda un incendio in una fabbrica di New York, in cui morirono un centinaio di donne

Quest’anno però c’è una grande novità per la Festa della Donna: “Non regalatevi mimose, quest’anno: scioperate”.

L’8 marzo ci sarà una mobilitazione delle donne che coinvolgerà 40 Paesi del mondo e a cui parteciperanno milioni di donne.

In Italia lo sciopero delle donne con astensione dal lavoro produttivo e riproduttivo (lavoro di cura) è stato promosso dalla rete Non una di meno che il 26  e 27 novembre 2016 ha portato nelle strade di Roma più di 200mila tra donne e uomini contro la violenza maschile sulle donne.

Nella Giornata internazionale della donna si sciopererà realmente o simbolicamente con assemblee, cortei in numerose città, presidi e piazze tematiche, flash mob  e proteste sul web. L’8 marzo si fermeranno lavoratrici precarie, dipendenti, autonome e disoccupate e si stanno organizzando diversi scioperi e assemblee nelle strutture sanitarie, nelle aziende, nelle università e nelle scuole grazie alla copertura sindacale per 24 h, nei settori pubblico e privato, di Cgil Flc e delle organizzazioni sindacali di base (Cobas, Usb, Slai, Cobas, Usi, Sgb).

L’1 marzo la Cgil ha inviato una lettera a “Non una di meno”: «L’8 marzo parteciperemo a tutte le iniziative che si svolgeranno nei territori, insieme ai tanti soggetti che si mobilitano e, dove possibile, saremo promotrici di iniziative – dalle assemblee alle manifestazioni, fino allo sciopero – che siamo pronte a proclamare in ogni luogo di lavoro in cui se ne verifichino le condizioni e il consenso delle delegate e delle lavoratrici ad attuarlo. Non ci sfugge il valore simbolico dello slogan Se le nostre vite non valgono, noi ci fermiamo!, come non ci sfugge il valore di una mobilitazione che assume caratteristiche globali. Siamo parte di questo movimento con la nostra elaborazione, le nostre relazioni, la voglia di continuo confronto e allargamento del movimento».