In principio vi fu la “botta” da tre milioni in tre anni (uno all’anno) nell’ultimo tratto del secondo tragico Amedeo, amministrazione piena d’incognite rispetto alla prima (eufemismo) per quanto riguardò la gestione del Verde di pubblico.
Si passò pero da giovani alberi, subito spelacchiati, ad altri che attecchirono (vedi giovani palme, ma anche in quel caso seguì qualche “dipartita”) ad alberi abbattuti senza colpo ferire (vecchia espressione ormai in disuso ma che rende l’idea).
Ora siamo entrati nel primo (e speriamo ultimo, viste le premesse) viceregno galianeo (il re sta a Bisceglie e Roma, il viceré sta qui, con la “madre spirituale” lady D della BAT con la mano sulla spalla – del viceré) e il pollice verde (si fa per dire) della politica è afflosciato, annerito, fosco. Il pollice vero è inclinato verso il basso.
Come fece notare Giacomo Marinaro (al momento si conferma unico oppositore valido) qualche consiglio comunale fa, alla Voce “Verde”, il viceregno galianeo avrebbe chiuso i rubinetti. Niente voci di spesa. Siamo passati da un ec- cesso all’altro ( la divisione sillabica non è puramente casuale). O 3 per tre (milioni) – tre anni in tre milioni per la gestione o nulla.
Risultato, oggi più di prima, un verde pubblico imbarazzante, inquietante, disastroso (almeno vi regalo un climax in stile Proust per ristorarvi dopo le visioni da scempio).
Qui nelle foto inviatemi da un lettore vedete gli oleandri di via Cavour, una volta strada – salotto di Trani, frequentata ancora oggi dai turisti (molti con pannolone) che dalla stazione andavano in villa e porto.
Eppure il viceré Galiano con lo scienziato Di Pinto (ha sempre una spiegazione per tutto, ma sto ancora aspettando che asfalti un po’ di strade, tipo via Crosta) assessore al Verde, questi alberi possono vederli tutti i giorni quando vanno al Bar Centrale, pure con Katia Smutniak questa estate – presumibilmente in città per lavoro- e possono “godersi” lo schifo: cocciniglia ovunque che cola (ormai cambieranno il modo di dire a Trani: da “è tutto grasso che cola” a “è tutta coccininiglia che cola”) rami cresciuti dal basso, tronchi storti, formelle piene di rifiuti ed escrementi.
Ora l’assessore Di Pinto (lo vedo sempre argomentare con ampi gesti per le strade) troverà una spiegazione anche stavolta. Sì ma per favore, nel frattempo salvate gli oleandri di via Cavour…







































