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Gentilezza come un bicchiere d’acqua fresca nel deserto

Una pausa dopo il caos di questi giorni, nello scritto di Matteo Prechiazzi, in esclusiva per News24.City

 

di Giovanni Ronco

Riceviamo e pubblichiamo uno scritto di un nostro lettore, Matteo Prechiazzi. Parla di “Gentilezza” e credo che in questo momento burrascoso per la politica e la società tranese, laddove stanno prevalendo attacchi incrociati, insulti e minacce sui social, riunioni movimentate (ho ricevuto le “solite” informazioni sulla riunione del PD dell’altro ieri e per carità di patria, per rispetto nei confronti di Marco Galiano e per non sparare su di un campo Scout, ho evitato di scriverci un articolo), in un momento come questo credo che sentir parlare di Gentilezza equivalga ad un bicchiere d’acqua fresca, una sosta nell’oasi ombrato, in mezzo alla traversata nel deserto che la Trani socio politica sta compiendo.

LE FORME DELLA GENTILEZZA

Sulla gentilezza tanto si è scritto e oltre si è detto. Tra i tanti modi di esprimerla, prima di addentrarmi in qualche breve riflessione, vorrei condividere questa premessa: “Una virtù che mettiamo in pratica orientando ogni atto concreto verso comportamenti ispirati al bene”.

Un atto possiamo compierlo verso cose o persone, ed è proprio da questa banale considerazione che è scaturito un breve scritto. Tante le occasioni per parlarne e pensarla come una scelta consapevole. Ho cercato su un vocabolario il suo significato, mi sono soffermato su uno dei tanti : “acquisita con l’esercizio della virtù e con l’elevatezza dei sentimenti”.

E’ naturale e spontaneo, visibilmente trasparente leggere sul volto delle persone espressioni compiacenti per un gesto o un atteggiamento gentile. Tutti riconosciamo e apprezziamo in coloro che li compiono una preziosa virtù, ma spesso, questa si perde nelle pieghe di una vita in corsa vanificando gli effetti nella vita quotidiana.

Tante le pagine per raccontarla, ma soprattutto per riflettere su quanto sia determinante per una convivenza civile. Tra i tanti che l’hanno raccontata, senza scomodare Dante, tra i più recenti, mi viene in mente Gianrico Carofiglio, “Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose” o Allen Allevi, “Theo da Golden e la forma della felicità” , qui in quarta pagina si legge: “chi semina gentilezza raccoglie gioia”.

La gentilezza, se per un verso ci vede tutti d’accordo, nel riconoscerla e apprezzarla, quando è verso una persona, è più difficile pensarla anche nei confronti delle cose. Infatti è più attinente parlare di tutela, salvaguardia, difesa, assistenza…

Perché limitare le occasioni ad un gesto di cortesia, ad un sorriso per rafforzare un rapporto, ad una parola di conforto, ad una mano tesa per aiutare a rialzarsi. Non credo sia una forzatura e neppure un esercizio di retorica provare ad andare oltre e associare alla gentilezza un significato più ampio, senza confonderla con il rispetto. Perché sono persuaso che si può parlare di gentilezza anche nei confronti di tutto il bello che ci circonda.

Se ami qualcuno o hai a cuore qualcosa è naturale manifestarla. E’ un limite associarla solo ad un gesto, la vera espressione è quando si trasforma in uno stile di vita, ecco che diventa un’occasione per saldare legami forti tra persone e ambiente…perché la gentilezza…attiene anche alle cose.

Quanto è appagante un sorriso per un gesto gentile. Purtroppo non riceviamo in cambio nessun sorriso né gratificazione se lasciassimo nel posto giusto, invece che abbandonarli per strada o sui muri che aprono scorci e scenari incantevoli della nostra città, una fila di bottiglie di birra o di bicchieri di plastica o ancora buste e confezioni di alimenti. E già… perché è più difficile fare qualcosa senza un’esplicita gratificazione. E poi i rifiuti abbandonati lungo i cigli nelle vie delle nostre campagne, elettrodomestici appoggiati ad un muro a secco di pietre vive che tracciano linee regolari tra le file di ulivi. La città è la nostra casa, lì costruiamo le relazioni e godiamo di tanti bei momenti della nostra vita.

Talvolta ignoriamo che in quei luoghi ognuno di noi custodisce ricordi, intime esperienze ed emozioni.

Nelle campagne è custodita parte della nostra storia, la fatica dei padri che con tanto amore hanno curato quelle piante secolari; quei padri che sono stati capaci di pensare che anche le pietre non meritavano di essere trattate come un rifiuto di cui liberarsi, piuttosto hanno dato vita a caratteristici piccoli trulli, luogo di rifugio e riparo dei contadini nella stagione invernale, o nei muretti a secco costruiti con tanta maestria.

Parlare di gentilezza è anche questo se volessimo viverla appieno. E’ un esercizio continuo da mettere in pratica sempre, anche in situazioni scomode. Anche in semplici storie quotidiane, quelle che amorevolmente ci concediamo per godere di un momento di relax o di convivialità, come può essere bere qualcosa in compagnia di amici in un bar o seduti su una panchina affacciati sul porto, oppure mangiare gelato, o ahimè per i fumatori…fumare una sigaretta. Tutti questi momenti possiamo dire di averli vissuti fino in fondo se culminano in gesto di gentilezza.

Proviamo solo ad immaginare per un istante come sarebbe vivere le relazioni, passeggiare per la città, trascorrere il tempo libero nelle campagne, poter osservare tutto il bello che è intorno a noi, con la consapevolezza che la gentilezza, nel suo significato più profondo, diventa per ognuno di noi un’intima coscienza.

(Matteo Prechiazzi)

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