È intervenuta anche la senatrice del Movimento 5 Stelle, Gisella Naturale, alla partecipata inaugurazione del primo Giardino della Pace pugliese, a Trani, presso la tenuta olearia Schinosa delle Aziende agricole Di Martino, che appartengono al circuito associazionistico Pandolea, proprio di recente insignito in Senato nell’ambito del Premio “Le voci rosa dell’olivicoltura” organizzato dalla senatrice pentastellata (che presiede l’Intergruppo parlamentare sulle Strategie di sviluppo e valorizzazione del Settore olivicolo).
Nel Giardino della Pace tranese l’ulivo assume il ruolo centrale di simbolo di unione tra popoli e religioni, cosicché vi si ritrovano 21 varietà di ulivi autoctoni di altrettante nazioni del mondo (abbinati a varietà di piante e fiori tipici) su cui sventolano le bandiere di ciascun Paese rappresentato. Al ricco evento inaugurale all’ombra degli ulivi – organizzato dalla padrona di casa, Maria Francesca Di Martino – profondi i momenti di confronto fra i rappresentanti delle 3 religioni monoteiste (ebraica, musulmana e cristiana) accomunate dal grande valore simbolico dell’ulivo.
«In primis vanno ringraziate Francesca Di Martino e tutta l’organizzazione del Giardino della Pace per questo bellissimo progetto che sostengo convintamente e che certamente contribuisce a diffondere la cultura della fratellanza tra i popoli, ancor più necessaria in questo particolare periodo storico. Ho conosciuto Francesca grazie alla passione per il settore olivicolo, che ci ha portato sui medesimi tavoli, così come da pochissimo siamo state entrambe premiate dall’associazione Pandolea nel recente premio Ranieri Filo della Torre – ha detto nel suo saluto ai presenti la senatrice Naturale -. Parlare di olio – ha proseguito – significa parlare di una cultura millenaria di vita, e in un certo senso anche di magia. Perché l’albero d’olivo ha una grande energia e un grande significato interculturale. Ecco perché duole il cuore pensare che, tra le catastrofiche conseguenze della guerra, in un territorio come la Palestina, già afflitto da decine di migliaia di vittime, anche i tanti uliveti sono stati rasi completamente al suolo, privando così i il popolo palestinese di un simbolo così importante e caratteristico del paesaggio, e, cosa ancor più grave, anche di una basilare fonte di sostentamento. Credo quindi che occasioni come quest’evento – ha chiosato la senatrice Naturale – e luoghi come il Giardino della Pace possano e debbano servire anche a conservare la memoria di tutti gli orrori della guerra e a condividere l’indignazione. Affinché un giorno non si ripetano più».





































