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Contrasti dopo il referendum nella Camera Penale di Trani: si dimette l’avv. Di Terlizzi

Dopo una lettera inviata agli iscritti negli scorsi giorni dal Presidente avv. Gagliardi. Prendono le distanze altri legali

«Non può esserci convivenza tra la cultura delle Camere Penali e associazioni che scelgono un rapporto servile, compiacente o subalterno nei confronti della magistratura». E’ uno dei passaggi contenuti in una lettera inviata agli iscritti dal Presidente della Camera Penale di Trani e che sta creando particolare fibrillazione all’interno dell’associazione che raccoglie gli avvocati penalisti. La missiva indirizzata a tutti gli iscritti e firmata dall’avv. Luca Gagliardi è arrivata il 24 aprile scorso a esattamente un mese di distanza dal referendum sulla giustizia in cui ha prevalso il “no” rispetto alla riforma immaginata dal Governo e dal ministro Nordio. Nel corso della campagna referendaria ci sono state posizioni contrastanti anche tra gli stessi avvocati penalisti. Ma la lettera del presidente della Camera Penale di Trani e quel passaggio relativo alla convivenza con altre realtà ha provocato un vero e proprio terremoto tra gli iscritti.

Quasi immediate le dimissioni dalla Camera Penale dell’avv. Domenico Di Terlizzi storico componente dell’associazione prima di Bari e successivamente di Trani, in esercizio da oltre 54 anni e sostenitore del “no” al referendum. Per lui la missiva dell’attuale presidente avrebbe cambiato gli scenari di una associazione trasformatasi da “luogo di confronto tra professionisti in una sorta di struttura gerarchica in cui il dissenso non è semplicemente sbagliato ma moralmente riprovevole”. Le motivazioni contenute nella lettera di dimissioni dell’avv. Di Terlizzi, partono proprio dai tre aggettivi utilizzati dall’avv. Gagliardi. Immediata anche la replica di diversi altri legali come le avvocatesse Laura Di Pilato ed Elisabetta Mastrototaro iscritte alla Camera Penale di Trani ma anche le avvocatesse Valentina De Santis e Shady Alisadeh. Per loro ferma e totale presa di distanza rispetto a quelle parole “stigmatizzando tali comportamenti come contrari ai principi di rispetto, legalità e dignità della professione forense”. In particolare gli avvocati firmatari della nota spiegano che “il ruolo della difesa e il giusto processo non si tutelano con proclami identitari, né tantomeno coltivando – a parole – uno stato di conflittualità permanente con la magistratura. Si garantiscono, piuttosto, praticando e pretendendo, sempre e ovunque, continenza, rispetto delle regole e correttezza istituzionale”. Uno scontro che potrebbe provocare altri scossoni.

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