L’ultimo di spot di Amen deo cominciava proprio così: “E anche questa l’abbiamo fatta”. Celebrava l’arrivo dei fari allo stadio di Trani.
Gli ultimi post di alcuni surrogati (cinesi?) di amministratore (non possono essere loro, troppo sempre in “fuorigioco” e fuori tempo) sbraitavano contro i disfattisti, i menagrami, i criticanti a prescindere, gli strumetalizzatori, quelli che remano contro. Tutto questo accadeva all’indomani dell’accensione (purtroppo solo quella volta, giusto per fare foto filmino e buffet di chiacchiere) dei disgraziatssimi fari allo stadio Lapi.
Nemmeno il tempo di pubblicare post con tanto di cresta alzata, filmini con tanto di frase (“anche questa l’abbiamo fatta”) e incensate e autoincensate che si scopriva l’amara verità: il sistema di fari tranese, costato pure un bel po’ (mi metto per un secondo il costume da strumentalizzatore e me lo tolgo subito), sarebbe omologato a metà. Sì, avete letto bene, come un disco di Pino Daniele, “Nero a metà”. Solo che il campo è tutto nero, senza luce, poiché al momento munito solo di omologazione per accensione, per il sistema di fari stesso, ma non di un’omologazione finalizzata al suo funzionamento per partite ed eventi.
I cori dei tifosi solo contro il Sindaco sono ingenerosi, diciamolo subito, perché nella “macchina” e negli “ingranaggi burocratici” di questa storiaccia del Lapi le mani, la faccia, la spocchia ed i post sprezzanti ce li hanno messi in parecchi di questa Amministrazione sia da parte dei politici di professione che dei tecnici di Palazzo. Ma il risultato dei fari con omologazione a metà è storia degna della miglior Longobarda da “llenatore del pallone” coi tifosi che sbeffeggiano coi telefoni accesi ed i fari montati ma che non si possono accendere.
“Prendiamo la metà di Zico e la metà di Platini, per una batteria di fari buona”, per parafrasare il presidente della Longobarda, ricordate?
Guardare ma non toccare. Come incontrare Valentina Nappi e salutarla con un bacio sulla guancia, per poi riaccompagnarla subito a casa.
