Nella calda serata di Ferragosto, il Palazzo delle Arti Beltrani ha ospitato un evento che difficilmente si potrà dimenticare: il debutto assoluto del progetto “Partenope Suite”, una creazione del Maestro Antonio Palazzo, pianista, arrangiatore e direttore d’orchestra di straordinaria sensibilità e raffinatezza artistica. Questo concerto ha offerto al pubblico non solo una celebrazione della canzone napoletana, ma un vero e proprio viaggio emozionale che ha saputo fondere passato e presente con un’eleganza sorprendente.

La visione musicale del maestro, arricchita da anni di esperienza, ha dato vita ad una sperimentazione sonora che ha superato ogni aspettativa. Con la sua cura maniacale per il dettaglio, Palazzo ha saputo cogliere l’essenza della tradizione partenopea, infondendo nei brani una nuova vitalità senza mai tradirne l’anima.

Sin dalle prime note avvolgenti, il gruppo ha fin da subito catturato il pubblico in un abbraccio di grande intensità. Il bandoneón di Gianni Iorio, con la sua struggente melodia, ha dialogato magistralmente con il basso di Gianluca Aceto, creando una tensione armonica che si è poi sciolta in un lirismo delicato e coinvolgente. L’esecuzione di “Era de Maggio” è stata un vero e proprio inno alla bellezza della melodia napoletana, con la vellutata voce di Badrya Razem a guidare l’ascoltatore in un sogno poetico che sembrava richiamare l’incanto delle liriche di Salvatore Di Giacomo.

La performance di Badrya Razem è stata, senza dubbio, il cuore pulsante di questo evento. La sua voce, capace di passare con disinvoltura dalle tonalità più dolci e intime a quelle più intense e passionali, ha regalato al pubblico momenti di rara emozione. Razem non si è limitata a interpretare le canzoni, ma le ha fatte sue, trasformandole in esperienze di vita, in racconti ricchi di sfumature emotive. La sua esecuzione di “Tu si ‘na cosa grande” ha commosso gli spettatori, ricordando che la musica napoletana è, prima di tutto, un’espressione dell’anima.

La serata ha poi preso una svolta più contemporanea con brani come “Napule è” e “Abbracciame”, che hanno mostrato la capacità del Maestro Palazzo e del suo ensemble di giocare con i ritmi e le sonorità moderne senza mai perdere il filo conduttore della tradizione. La batteria di Pasquale Angelini e le percussioni di Michele Ciavarella hanno dato a questi brani una carica ritmica irresistibile, mentre il basso di Aceto ha aggiunto profondità e dinamismo.

Non è mancato, ovviamente, il tributo a uno dei giganti della canzone italiana, Lucio Dalla, con un’intensa esecuzione di “Caruso”. Qui, la voce di Razem si è fatta ancora più intima, quasi a voler catturare l’anima di quella “dolce vita” cantata da Dalla, mentre il piano del Maestro Palazzo dipingeva con delicatezza le note di uno dei brani più amati dal pubblico.

Una parte dello spettacolo è stata dedicata anche ad un omaggio alla modernità di Pino Daniele e al suo spirito innovatore che, come un novello Omero, ha saputo narrare la sua Napoli attraverso il blues e il jazz.

In questa serata, Trani ha vissuto un momento di rara intensità, dove la musica è stata capace di abbattere i confini del tempo e dello spazio. Come un moderno Virgilio, il gruppo ha condotto il pubblico attraverso un pellegrinaggio emozionale che ha attraversato i secoli, portando con sé l’eco della Napoli più autentica e profonda, quella che “sente”, “patisce” e “canta” e costituisce la raffigurazione più autentica del “sacro e del profano”. Un concerto che ha ricordato, se mai ce ne fosse bisogno, che la musica, come disse Nietzsche, “è la vera lingua universale”, capace di far vibrare le corde più intime dell’anima. Voto: 5 stelle su 5.

Di Carlo Ronco