Ieri ero in un ristorante per festeggiare il mio compleanno. Ore 15 circa, Trani centro. La pioggia sta cadendo da più da un’oretta (poi continuerà a cadere per le successive cinque e mentre scrivo questo pezzo continua a cadere. Ma come è possibile che ogni volta che cade la pioggia, ogni volta che non è importante (la pioggia) – cit. Vasco- ogni volta che qualcuno si dimentica che Trani va in tilt con una pioggia “importante”?
Ma torniamo al ristorante. Antipasto: primo blackout. Primo: secondo blackout. Secondo: terzo blackout. Dolce: quarto blackout. Fuori continua la pioggia. Leggo di segnalazioni di altri blackout in città. Il traffico, già caotico e ingestibile di suo, con il sopraggiungere delle piogge diviene feroce, gomorriano, da savana urbana: vecchietti messi sotto (nel senso dell’investimento) da auto che poi fuggono.
Prima di andare al ristorante m’imbatto, insieme ad una fila di auto incolonnate nel fantozziano camioncino che raccoglie cartoni proprio all’uscita dei ragazzi da scuola. Il clacson degli imbestialiti più fatozziani del camioncino fantozziano parte come fosse il corteo dopo la vittoria agli europei. È la Trani che va in crisi per una pioggia bellezza, e tu non puoi farci niente.
Basta un po’ di pioggerella e la Trani va giù. Mi consolo con Mary Poppins…





































