Sede antica, sede moderna, campanilismo, motorizzazione sì, archivio no. Come al solito la politica, sempre più slegata, dalla realtà, dalla nostra storia, mette tutto nel frullatore. E come in una compravendita di calciomercato pone questa questione dal punto di vista dello scambio: se volgiamo la motorizzazione a qualcosa dobbiamo rinunciare. Come a dire: se vuoi Vlahovic devi rinunciare a Dybala…
E invece un’istituzione storica e significativa per la nostra tradizione come l’Archivio non dovrebbe mai nemmeno entrare in un “pacchetto”. Lì negli anni ci abbiamo accompagnato studenti, studiato carte e materiale, scritto pagine della nostra storia, anzi Storia, con la s maiuscola. Per questo è molto altro sono dalla parte di quei cittadini come Alessandro Moscatelli o Pinuccio Tarantini che ieri si sono dati appuntamento con altre persone realmente sensibili alle sorti di Trani, per ricordare l’importanza di quella Istituzione. Io nel mio piccolo lo farò come professore e già in parte l’ho fatto. Questa non è una questione di campanilismo, concetto troppo semplificato col quale si vuole liquidare chi si batte per un’identità culturale. Non è così che si gestisce la politica, coi pacchetti da agenzia di viaggio o da squadre al calciomercato. Ed il campanilismo non c’entra nulla. Trani è (era) un modello. Non un cavallo da corsa in competizione… o una società sportiva che nella sede del calciomercato, come Oronzo Canà ed il presidente della Longobarda, prendevano due terzi di Platini ed i due quarti di Zico…
