Un dirigente di una società sportiva calcistica tranese l’altro ieri ha pubblicato una foto delle condizioni del campo dello stadio Comunale. Un campo di patate, una specie di terra di nessuno dove giocare a calcio significa rischiare gambe e caviglie (lo ha detto recentemente anche il dirigente di un’altra squadra di calcio). Ma quello che mi ha più colpito erano le scuse che il primo dirigente di cui parlavo porgeva alla squadra ospite per averla dovuto accogliere in un campo del genere.

Un tempo era Trani ad essere invidiata dalle altre città e, di conseguenza ad essere presa come esempio.

Se ora vedo alcune zone della città, stadio e campo di patate a parte, mi viene in mente una città da Terzo mondo: un piazza Gradenigo distrutta, un punto d’accoglienza autobus turistici senza servizi, ampie zone di verde pubblico abbandonate, palme che muoiono comprese, una piazza XX settembre squallida e senza parcheggi con l’aggravante della bruttura permanente, Periferie dimenticate, servizi sempre da ottenere tramite scorze in gola, aiuto dei giornalisti, odissee varie.

Un brutto biglietto da visita per quella che un tempo era una città slow, una perla, un onore.