Sarebbe troppo facile la battuta d’apertura: molta gente, a cominciare da svariati rappresentanti politici, potrebbero dare il proprio contributo nella coltivazione della terra. La fatica lì non è mai troppa e sarebbe molto più produttiva di quanto fatto fino ad ora. Ma una battuta non è.

Visto che Trani ha dimostrato coi fatti quale deve essere la sua vocazione, non sarebbe meglio cercare d’istituzionalizzare quella e cercare di valorizzare quella, puntando su qualità ed ingresso vero, non fittizio, in circuiti commerciali, turistici, mediatici? Tanti locali per bere e mangiare, la vocazione è chiara ma la qualità non sempre all’altezza. C’è quantità ma non sempre qualità. C’è molta scenografia, ma poca sostanza da parte di molti locali, fatte le debite quattro o cinque eccezioni che giocano però una “partita a sé”.

Insomma non i soliti spot a pagamento, di tanto in tanto, ma una robusta politica del rilancio qualitativo del settore enogastronomico tranese. Visto che la Cultura non è affar nostro – le velleità sono morte in culla, dimostrando di non avere né idee, né risorse – inutile rincorrere i traguardi da capitale della cultura, irraggiungibili vista la sproporzione della concorrenza di altre realtà italiane (vedi Parma e tante altre), non sarebbe meglio cercare un altro primato?

Il Moscato ed i vini locali, se supportati da enologi professionisti, potrebbero fare un ulteriore salto di qualità. Le cartellate e la pasta al forno alla tranese potrebbero trovare un proscenio nazionale ed internazionale se si decidesse di promuovere e valorizzare la politica enogastronomica. È un passo da fare per davvero, non solo nei soliti ridicoli programmi elettorali…