Domenico Bini, promosso con voto 10: nell’ epoca buia del Covid (anche se il Maestro opera da anni da autodidatta) sta illuminando Trani, i suoi seguaci e tutto il web con la sua impressionante e prolifica produzione (quasi 2 brani al giorno), un canale Youtube con oltre 140 mila iscritti, ospitate e comparsate su canali e radio nazionali (anche Blob su Rai Tre) ed un repertorio che spazia dall’heavy metal, al rock, dal pop alla musica d’autore con molto Battisti e Battiato che fanno capolino di tanto in tanto. Per anni rimasto immeritatamente nell’ombra, finalmente un tranese che emerge per capacità artistiche e quel pizzico di genio e sregolatezza che accompagna i suoi brani in cui spesso ricorda quei poeti dei primi del 900, che scrivevano versi slegati da rime e regole e li addentravano in una prosa anche irregolare, fuori dal canone, fuori dal grigiore del politicamente corretto e della normalità borghese. Suoneria accesa. Pandemia vai via. Esorcizzante.

Verdi di Trani, non pervenuti e senza voto: passano gli anni, cadono le foglie (e muoiono palme, segano pini… sembra una canzone) ed i Verdi tranesi ove sono? Contro chi si oppongono? Dove vanno? Omologati e confusi tra le maglie del neo potere da Poltrona, Saratoga e Sofà e nulla più, bazzicano solo per qualche conferenza e/o salotto con scrittore e/o esperto (ormai l’unico modo di fare Cultura in questa città – chiama lo scrittore e fagli il questionario promozionale… siamo stufi… voto 2), restano non pervenuti nella Trani del primo ventennio dei 2000, quella che ingoia tutto. Evaporati.

Eugenio Martello, rimandato con 4,5: uno lo vede in politica improvvisamente e si chiede subito che ci faccia un agnello (alias brava persona) in mezzo ai lupetti e lupacchiotte ghiotte di poltrone (prevale il femminile per esigenze di rima). Poi alla prima dichiarazione pubblica, presentazioni a parte, su di un tema politico serio ma sottovalutato, il verde negato in città, se ne esce con la frase: “Stiamo lasciando in eredità un mondo fatto di cemento”, dopo aver accettato di fare l’assessore (in capo a chi? Chi dice in capo a Con Emiliano – ma non c’era già l’assessora?, chi dice in capo a Debora Ciliento… Mah…) per un governo cittadino che da quasi sei anni fa coincidere la sua esistenza con la morte di decine di alberi, per giunta non sostituiti. Una telefonata una volta cambiava la vita, ora potrebbe informare il Martello: dicendogli che sta con quelli che lasciano il cemento in eredità alle “creature” ignare. Come lui. Alicio Martello nel paese delle meraviglie (senza alberi).

Passaggio a livello via Corato, ri-bocciato, con voto 0. Dopo i mancati fari allo stadio, è il leit motiv dell’immobilismo amministrativo di questi anni. Ora un guasto, ora un veicolo in panne, ora un treno in ritardo, ora una sbarra caduta è sempre il momento di una sosta inutile, snervante, medievale, da paesino arretrato, con la gente esasperata ed idealmente in ginocchio davanti a questo aggeggio del secolo scorso. Simbolo di questa Trani “strabica”: con un occhio guarda al futuro e ad un, per ora, velleitario, titolo di Capitale di qualcosa e con l’altro occhio sta a guardare il solito passaggio a livello (chiuso) il solito scrittore, il solito concertino, il solito posteggiatore abusivo (3 a lui e al nuovo assessore alla Polizia Urbana Rondinone, incapace di schiodarlo). Come facevano gli antichi.