«Cosa direbbe oggi Don Tonino Bello se fosse ancora in vita? Lui che ha sempre definito la politica l’arte nobile e difficile. Cose c’è di nobile nell’atto approvato dal Consiglio Comunale di Trani che introduce il Daspo Urbano nel regolamento comunale della Polizia Municipale?». Sono le domande che si pone Vincenzo Ferreri del Comitato Bene Comune di Trani che torna sull’approvazione di un provvedimento che potrebbe far molto discutere.

«Un provvedimento che introduce il reato di povertà – spiega Ferreri – sanzioni per clochard e mendicanti, per chi chiede l’elemosina, per chi osa occupare o protestare magari legandosi ai cancelli di una chiesa come ultimo atto di un riscatto che la vita non gli ha dato. Cosa c’è di difficile nel trovare soluzioni preconfezionate, valide per tutte le città che allontana chi mostra il lato sgradevole della povertà. Cosa c’è di difficile nell’allontanare chi ha avuto poca fortuna nella vita in altra città, in periferia, lontano dalle belle piazze del centro, lontane dai locali della movida».

«Cosa c’è di difficile nel negare a chi rivendica una vita o un lavoro più dignitoso un palco in cui avere maggiore visibilità – spiega ancora Ferreri – Non c’è nulla di nobile e difficile nell’atto che avete fatto, perché non vivete la politica come passione, come ricerca del bene collettivo. Considerate la povertà, i disadattati, gli sfortunati come polvere de relegare sotto il tappeto di città vetrina. La sinistra per anni si è dilaniata in discussioni interminabili, ma spesso perché le problematiche sono difficili, ricche di sfaccettature e richiedono analisi, sperimentazioni e quindi spesso divisioni».

«Le soluzioni al problema del disagio e della povertà sono sempre complesse, e se viviamo da sempre secoli di diseguaglianze sociali ed economiche a cui neanche i più grandi pensatori hanno saputo dare risposte è perché il male è incurabile e complicato. Ma poi arrivate voi, con il Daspo, soluzione che ha fatto spellare le mani dei più grandi protagonisti dell’intellighenzia politica italiana: i sovranisti. Vi invidio per la semplicità, superficialità e compattezza con cui affrontate i problemi della città. Vi invidio per la sfrontatezza e la tranquillità con cui prendete decisioni simili malgrado alcuni (pochi) di voi hanno un retroterra culturale fatto di letture di Don Lorenzo Milani, Gramsci, Don Tonino Bello o di ascolto di De Andrè, Guccini, Bob Dylan».

«Vi invidio per la sfrontatezza e la tranquillità con cui magari andate in chiesa, dietro alle processioni o a servire i pasti alla Caritas – conclude Ferreri – Ma non vi invidio quando vi guardate allo specchio. La politica è arte nobile e difficile, ma voi l’avete trasformata nel peggiore falso d’autore. E in questo caso l’autore è Salvini (con la mano di Minniti). Che vergogna!».