«Non riapro». Alessandra ha deciso: si è fatta due conti, e ha capito che non ce la può fare. «Il rischio è di lavorare in perdita – dice – e il rebus delle regole di sicurezza fa il paio con la certezza di essere costretti a lavorare in condizioni antieconomiche». Il Covid 19 si è portato via le certezze, la voglia di ricominciare, ma soprattutto i sogni della 23enne Alessandra Fiore e del suo Street Burger, che nel centro storico di Trani in via Ognissanti soprattutto nel fine settimana è il punto d’incontro per centinaia di avventori, non solo giovani e giovanissimi. Un antipasto, un hamburger gustosissimo, e tanta altra scelta in quella braceria in una zona storica dove i locali sgomitano per farsi notare.

In città intanto si registrano riaperture lente, come a saracinesche alterne, e metro alla mano si misurano distanze e tavolini, via piante e fioriere per far posto ai tavoli, fogli con turni di sanificazione e scatoloni di prodotti igienizzanti. Ma non tutti, nelle diverse tipologie, ce la fanno: le disposizioni governative per la ripartenza di negozi, in particolare di bar e ristoranti ma soprattutto di altri locali come quelli di Alessandra sono troppo “strette”, in maniera particolare per quanto riguarda le distanze e gli spazi.

E proprio per questo ha deciso di non riaprire. La giovane imprenditrice, in questa attività a conduzione familiare (con lei c’è anche il papà e gli altri componente della famiglia) è rimasta schiacciata dalla rigidità delle linee guida sulle attività, l’aumento dei costi di gestione e il prevedibile calo dei ricavi dovuto alle restrizioni dovute agli spazi: «Non siamo un ristorante da 40/50 euro a coperto. Lavoriamo su cifre più basse e numeri più alti, che le nuove disposizioni non ci consentono di avere».

Eppure Burger Street due anni fa aveva avuto il grande onore si essere scelti dalla troupe di Linea Verde di rai Uno, per una trasmissione sull’enogastronomia pugliese: ma il Covid ha fatto di più, e il locale chiude per i costi troppo elevati a fronte di guadagni ancora molto incerti.

Insomma «Non riapriamo oggi per fallire domani» sembra lo slogan, e a casa rimangono purtroppo anche i dipendenti del locale. «Non possiamo rimetterci in gioco a questa condizioni. Seguire le nuove regole anti contagio significa per la nostra tipologia di locale eliminare un alto numero di coperti. Un danno economico che va a sommarsi ai mancati guadagni della quarantena»: Alessandra non è il tipo da piagnistei però evidenzia un rischio reale: molti come lei si troveranno a fare i conti con incassi risicatissimi, incapaci di coprire i costi relativi al personale, ai canoni di locazione anche dei mesi del lockdown, e a tutti quei nuovi costi di adeguamento delle attività per rispettare le disposizioni sanitarie. C’è che ha altri tipi di attività, e se pur con le restrizioni riuscirà a farcela. Ma non a perdere.
Cosa farà adesso Alessandra: «Non lo so. Aspetto. Magari cambia qualcosa prossimamente. Ma adesso non ce la faccio».