Tre persone sono state citate in giudizio dalla Procura di Trani per i presunti abusi edilizi commessi nella realizzazione del ‘roof garden’, la copertura a servizio di un ristorante sul terrazzo del settecentesco Palazzo Telesio di Trani. La copertura, creata su un edificio riconosciuto di interesse culturale particolarmente importante dal Ministero dei Beni culturali, e’ stata realizzata, sostiene la Procura, “in assenza del prescritto permesso di costruire e in difformita’ da quanto autorizzato dalla Soprintendenza”.

La stessa, rileva il pm Simona Merra, era stata autorizzata dalla Soprintendenza “mediante l’impiego di strutture esili e con teli evanescenti al fine di mitigare la sua presenza nel complesso monumentale” e “la presenza delle strutture limitata a quattro mesi all’anno con rimozione alla fine di ogni stagione”. Invece, la copertura “risultava provvista di chiusure laterali effettuate con tendaggi rigidi comprensivi di tende retrattili, con porte dotate di maniglione antipanico oltre che di elementi impiantistici () incompatibili con le caratteristiche di temporaneita’ e di agevole rimovibilita'”.

Per queste violazioni, il 21 ottobre 2020, davanti al Giudice monocratico di Trani dovranno comparire il proprietario del secondo piano dell’edificio e locatore dello stesso; l’ad della societa’ conduttrice dell’immobile e committente dei lavori; il tecnico direttore dei lavori. Ma il reato si prescrivera’ poco dopo l’inizio del processo, dal momento che i fatti contestati risalgono al novembre 2015. Nell’ambito dell’inchiesta, partita dalla denuncia del proprietario del primo piano dell’edificio, era stata avanzata richiesta di sequestro dell’opera; ma gia’ la giustizia amministrativa aveva sancito la necessita’ di rimuovere le opere realizzate in difformita’ e in assenza di titoli, confermando in secondo grado l’ordinanza (di rimozione) emessa dal Comune gia’ nel 2015.

Il gip Raffaele Morelli ha rigettato la richiesta di sequestro, in assenza del ‘periculum in mora’, ma ha precisato che le ragioni di tutela dell’assetto urbanistico potevano essere realizzate attraverso l’intervento del Comune “che, pur avendo ordinato da tempo la demolizione dell’opera, non risulta, con grave ritardo, aver dato esecuzione al provvedimento amministrativo”.