Estorsioni a Trani: Lomolino respinge le accuse, chiesta la scarcerazione

I rapporti con le presunte vittime erano buoni ed improntati alla massima cordialità

“I rapporti con le presunte vittime erano buoni ed improntati alla massima cordialità”.

Nessun motivo, insomma, per pretendere da loro del denaro, così come gli viene contestato nell’ordinanza di arresto emessa dal gip del tribunale di Bari, Antonella Cafagna. Patrizio Romano Lomolino racconta la sua versione dei fatti durante l’interrogatorio per rogatoria eseguito in carcere dal gip del Tribunale di Trani, Lucia Anna Altamura.

Respinge le accuse di aver estorto del denaro ad un’agenzia di onoranze funebri e di aver provato a fare lo stesso con un imprenditore del settore lapideo imparentato con l’ex boss Salvatore Annacondia. Il 38enne di origine romane, considerato elemento di spicco della criminalità tranese, ha chiesto tramite i suoi avvocati la scarcerazione al Tribunale del Riesame.

Nel suo passato una condanna a 10 anni per una rapina ad un ufficio postale conclusasi con il ferimento di una guardia giurata mentre venne assolto dalla Corte d’Appello, dopo aver ricevuto una condanna a 9 anni in primo grado, dalle accuse di rapina e molestie sessuali nei confronti di un trans biscegliese. Il suo nome comparve anche tra i sospettati dell’omicidio di Aldomiro Gomes, il transessuale brasiliano il cui cadavere venne ritrovato nelle campagne di Trani nel 2007. Secondo il gip di Bari, Lomolino avrebbe tentato di estorcere denaro “giovandosi della fama criminale propria e dei suoi familiari”.

Il 38enne è infatti cognato di Giuseppe Corda, fratello di Vito, oggi collaboratore di giustizia dopo gli arresti che hanno sgominato la sua banda specializzata in estorsioni. Le indagini su Lomolino, coordinate dal pm della Dda Giuseppe Maralfa, sono partite a fine novembre 2018 in seguito al sequestro di oltre dieci chili di tritolo ad un pregiudicato.