“Giustizia corrotta”: la lotta alla mafia garganica unisce due dei nuovi personaggi chiave dell’inchiesta

Posizioni di un consulente e di un magistrato saranno verificate nel prosieguo dell’inchiesta

Dalla lotta alla mafia foggiana alla tangentopoli che sta scuotendo la giustizia tranese. Un filo comune unirebbe due dei nuovi personaggi chiave dell’inchiesta sulla magistratura corrotta, condotta dalla Procura di Lecce, su un presunto giro di tangenti messo in piedi per truccare processi e sentenze.

Uno è il barlettano Domenico Seccia, sostituto procuratore generale della Cassazione (già pubblico ministero a Trani e poi procuratore a Fermo e Lucera). L’altro è il commercialista Massimiliano Soave, consulente della Procura di Trani.

I loro nomi erano già venuti fuori nei primi interrogatori dell’imprenditore coratino Flavio D’Introno (dalle cui dichiarazioni è partita l’indagine) ma erano stati coperti da “omissis”, per non pregiudicare ulteriori accertamenti. In base a quanto emerge negli atti dell’inchiesta, i due si conoscevano fin dai tempi del maxi processo che, nel 2009, portò alle condanne di numerosi esponenti dei clan di Manfredonia, Mattinata e Monte Sant’Angelo, segnando un momento decisivo nella lotta dello Stato alla mafia garganica.

Dopo l’ex gip Michele Nardi e gli ex pm Antonio Savasta e Luigi Scimè, anche Seccia risulterebbe coinvolto nel terremoto giudiziario scatenato dalla Procura leccese.

A tirarlo dentro è stato lo stesso Savasta che, nel corso di una nuova udienza dell’incidente probatorio, avrebbe riferito di come Seccia, in qualità di componente della Commissione Tributaria di Bari, tra il 2009 ed il 2010, avrebbe aiutato l’imprenditore D’Introno, occupandosi dell’annullamento delle sue cartelle esattoriali. Quanto a Massimiliano Soave, sempre Savasta lo avrebbe definito davanti al giudice “il tramite della famiglia D’Introno per arrivare a Seccia”.

Le posizioni del consulente e del magistrato saranno verificate nel prosieguo dell’inchiesta, che potrebbe coinvolgere con loro, almeno altri quattro giudici in servizio nel circondario della Corte d’Appello di Bari.